Il Laelius de amicitia
Il Laelius de amicitia ("Lelio ovvero l'amicizia") è scritto forse nell'autunno del 44 a.C., cioè dopo la morte di Cesare, quando Cicerone si prepara a rientrare nell'agone politico. Il breve dialogo è dedicato ad Attico e ambientato nel 129 a.C., subito dopo la misteriosa morte di Scipione Emiliano. Gli interlocutori sono Lelio, amico intimo di Scipione, e i suoi due generi, Gaio Fannio e Mucio Scèvola l'Augure. Facendo confutare a Lelio la teoria epicurea dell'amicizia fondata sull'interesse, Cicerone si propone di superare l'antica concezione delle élite romane dell'amicizia quale complesso di legami personali a scopo di favoritismo politico (vedi T26). L'amicizia per Lelio è, infatti, disinteressata e si fonda sulla virtus (intesa come unione di amor, benevolentia, pietas, probĭtas). L'opera non è semplicemente una riflessione sul legame morale tra gli uomini, sulla natura e sul valore dell'amicizia, ma ha anche uno scopo politico. L'amicizia per Lelio si instaura solo tra i boni cives, cioè tra quegli uomini perbene appartenenti non solo alla nobilitas ma anche a più ampi strati della società romana, accomunati da educazione, sentimenti, idee politiche e interessati al benessere dello Stato. Cicerone estende il concetto di amicitia, intendendolo come consenso di sentimenti e di aspirazioni liberamente nato tra uomini virtuosi.