Nel secondo libro si parla della natura dell'utile, che può arrivare a spingere alla gloria (Cicerone aveva composto poco tempo prima un trattato autonomo, il perduto De gloria), e del suo rapporto inscindibile con ciò che è onesto.
Il terzo libro si sofferma sul conflitto tra l'honestum e l'utile e dimostra che tale conflitto è solo apparente, perché l'utile coincide sempre con l'honestum.
Le fonti
Il tema del dovere era già stato sviluppato dalle scuole filosofiche greche, in particolare dallo stoico Panezio di Rodi nel trattato Sul conveniente, che costituisce un modello per i primi due libri dell'opera ciceroniana; per il terzo libro Cicerone potrebbe essersi servito di Posidonio o essere pervenuto a un'originale conclusione personale dello svolgimento del tema.
Lo scopo pedagogico
Nell'affrontare il problema dell'educazione (morale e politica) e della formazione di un bonus civis, Cicerone, svelando la propria visione conservatrice e aristocratica, si propone di fornire al figlio un manuale sul sistema dei doveri (officia) improntati all'honestum. Oltre allo scopo pedagogico personale, però, egli dichiara la propria aspirazione a fornire una formazione politico-culturale alla giovane generazione che dopo la crisi avrebbe dovuto ricostituire lo Stato e che nel De officiis avrebbe potuto trovare un ideale di perfezione morale su cui fondare la convivenza civile. Lasciando un corpus di opere filosofiche, Cicerone vuole offrire la paidèia a un'élite di giovani che possano a loro volta diffondere sani ideali anche tra gli altri.