Tra le opere più significative ricordiamo gli , una libera traduzione in esametri, composta intorno al 90-89 a.C., dei di Aràto di Soli (III secolo a.C.), un poema didascalico ellenistico di argomento astronomico, dei quali rimane un lungo frammento di 480 versi (più tarda è invece la traduzione dei , la seconda sezione del poemetto di Aràto); ricordiamo inoltre alcuni , due dei quali, il (di cui un ampio frammento è citato nel ) e il , scritti da Cicerone per celebrare le proprie stesse imprese. ll , in particolare, conteneva un verso divenuto subito famoso in quanto espressione emblematica e risibile della vanagloria dell'autore: Aratea Fenomeni Prognostica poemi epici di impianto celebrativo De consulatu suo De divinatione De temporibus suis De consulatu suo «O fortunata Roma, nata sotto il mio consolato» O fortunatam natam me consule Romam Un poema epico autocelebrativo, di cui non rimane nulla, doveva essere anche il , a cui allude Cicerone in alcune lettere scritte tra il 56 e il 54 a.C.; forse una continuazione del , sull'esilio e sul ritorno trionfale a Roma nel 57 a.C. De temporibus suis De consulatu suo Cicerone traduce inoltre liberamente diversi passi tratti dai poemi omerici e soprattutto dalle opere dei tre tragici greci, includendo tali versioni nelle opere in prosa della maturità. 8. Lo stile Con Cicerone la prosa latina raggiunge la sua piena maturità. Tanto le orazioni e i trattati quanto l'epistolario hanno costituito nel corso dei secoli . un modello di lingua e di stile Una progressiva trasformazione Cicerone è il primo a riconoscere un' ; la progressiva trasformazione stilistica risale agli anni della gioventù, quando egli era ancora profondamente influenzato dal contemporaneo asianesimo (vedi p. 420). Ricordando gli studi oratori compiuti da giovane in Oriente, Cicerone dichiara l'importante impronta datagli da . L'esperienza in Oriente aiuta Cicerone a moderare l'esuberanza e la foga eccessiva, a privare il suo stile di artifici ed enfasi, dell'eccesso di figure di suono e di espedienti tecnici. evoluzione nel proprio stile Apollonio Molone La polemica antiatticista Agli atticisti che gli rimproverano di non aver mai abbandonato l'asianesimo Cicerone risponde dichiarando di preferire e di avere il proprio modello ideale in Demostene. L'eloquenza vagheggiata da Cicerone è libera da schemi, capace di adattarsi alle situazioni e di rispondere a particolari esigenze. una via intermedia tra l'atticismo e l'asianesimo La tripertita variĕtas Pur non chiarendo nel dettaglio le caratteristiche del suo stile maturo, Cicerone si mostra tuttavia sensibile all'applicazione della , cioè alla , in una stessa orazione (come accade, per esempio, nelle ), (vedi T13). tripertita variĕtas commistione Verrinae dei registri umile, medio e sublime STILE Nelle opere di Cicerone è visibile un’evoluzione e una trasformazione dello stile Cicerone persegue una via di mezzo tra asianesimo e atticismo La prosa ciceroniana è caratterizzata dalla , ottenuta grazie a un’organizzazione sintattica simmetrica concinnĭtas Il lessico ciceroniano appartiene a un latino colto, sebbene nelle lettere non manchino elementi propri del sermo cotidianus