L'oratoria (dal latino orare, "parlare", derivato dal sostantivo os, oris, "bocca") è l'arte di parlare in pubblico e, più precisamente, quell'insieme di tecniche, schemi e luoghi comuni che regola tale capacità, nonché la concreta produzione di discorsi. L'oratoria comprende la retorica, cioè l'arte di costruire discorsi efficaci e persuasivi, e la dialettica, vale a dire la capacità argomentativa.
L'ORATORIA IN GRECIA
Le origini
La capacità di comporre e pronunciare un discorso ben strutturato ha sempre avuto grande rilievo nella vita comune dei Greci. I momenti fondamentali dell'origine dell'oratoria in Grecia si collocano nel V secolo a.C. e coincidono con la nascita delle città-Stato, che richiedono la partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica, e il movimento sofistico, che educa a parlare seguendo i dettami del relativismo: la parola è lo strumento con cui comunicare la propria verità e persuadere gli altri.
I tipi di orazione
Tra il V e il IV secolo a.C. l'oratoria greca raggiunge le vette più alte e si delineano tre generi:
- il genere giudiziario, inerente a processi e pratiche di giustizia;
- il genere deliberativo, su questioni politiche di ampia rilevanza;
- il genere dimostrativo (o epidittico), sulle lodi di grandi imprese.
Lisia (ca 445-365 a.C.) si dedica a orazioni giudiziarie su commissione, divenendo un famoso avvocato. La sua oratoria si caratterizza per la capacità di adattare la singola orazione al carattere e alla condizione del cliente e per l'uso di una lingua chiara e precisa.
Isocrate (436-338 a.C.) è maestro di eloquenza e fonda nel 388 a.C. ad Atene una famosissima scuola. È autore di orazioni epidittiche di argomento politico e di esercitazioni retoriche per la scuola.
Demostene (384-322 a.C.), il massimo rappresentante del genere deliberativo, dedica la sua attività politica e oratoria a sostenere l'unione dei Greci contro Filippo II e poi Alessandro di Macedonia, con la celebre serie delle Filippiche. Il suo stile si caratterizza per la veemenza e la concisione.
L'ORATORIA A ROMA
L'oratoria in età repubblicana
Anche a Roma l'oratoria compare sin dal principio della storia della città: celebre è l'apologo attribuito da Livio (Ab Urbe condita II, 12) a Menenio Agrippa, durante la secessione della plebe nel 494 a.C. Tutta la storia primo-repubblicana di Roma è segnata da grandi discorsi, come quelli attribuiti ad Appio Claudio Cieco (350 ca-271 a.C., vedi p. 34) e a Marco Porcio Catone (234-149 a.C., vedi p. 56), ma la grande stagione dell'oratoria si ha nel I secolo a.C. I nomi più rilevanti sono quelli di Quinto Ortensio Òrtalo (114-50 a.C.), fautore dello stile asiano (uno stile oratorio "barocco", elaborato, ricco di figure), e, soprattutto, di Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.), che incarna invece lo stile rodiese, una via di mezzo tra l'asianesimo e lo stile atticista (che mira a una semplicità di stile esemplare). Cicerone non è solo il più ammirato oratore del mondo romano, ma anche il primo a proporre una sistemazione della storia dell'oratoria: il Brutus, risalente al 46 a.C., è un documento di storia della letteratura retorica.
L'oratoria in età imperiale
Con l'avvio del principato, muta radicalmente l'uso della retorica: in mancanza ormai della convulsa lotta politica, l'oratoria ripiega sui discorsi giuridici e dimostrativi; il genere deliberativo è ora rivolto al solo principe.
All'età flavia (69-96 d.C.) risale il più importante retore romano, Marco Fabio Quintiliano (35/40-96 d.C.), la cui Institutio oratoria costituisce il più ampio e organico trattato di retorica dell'antichità, destinato a diventare un modello per l'intera storia culturale occidentale. Quintiliano recupera da Cicerone un alto senso della funzione civile della retorica e insiste sulla formazione e sull'educazione scolastica dell'oratore.
Sono oratori anche molti scrittori imperiali che conosciamo per altre opere, come lo storico Tacito (ca 55-120 d.C.) e l'epistolografo Plinio il Giovane (61/62-114 ca d.C.).
