parole che non muoiono – Cicerone

» O tempora, o mores!

«O tempi! O costumi!»
Questa celebre esclamazione esprime lo sdegno dell'oratore per la degenerazione morale del presente. Si trova varie volte nelle opere di Cicerone (tra cui Verrinae II, 4, 25, 56 e Catilinariae I, 1, 2). L'espressione attraversa la letteratura latina e arriva fino a noi con un'accezione talora anche scherzosa; serve, in ogni caso, a sottolineare il proprio sdegno in modo volutamente esagerato.

» Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis

«La storia, testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dei tempi antichi»
Questa frase, che compare nel De oratore (II, 9, 36), esprime l'importanza fondamentale della storia nella visione di Cicerone. L'idea si trova già nel pensiero greco, in particolare nella storiografia di Tucidide (V secolo a.C.) e Polibio (II secolo a.C.). L'espressione, ripresa anche da Niccolò Machiavelli (1469-1527), riflette la convinzione diffusa per la quale «la storia è maestra di vita».

» In negotio sine periculo vel in otio cum dignitate

«Vivere nell'impegno politico senza pericolo o nel riposo con dignità»
Con questa frase, valorizzata dalla posizione in apertura del De oratore (I, 1, 1), Cicerone afferma che gli uomini più felici sono stati coloro che, nel passato glorioso della Repubblica, hanno potuto partecipare alla vita politica senza rischi o dedicarsi alla vita privata con dignità, trascorrendo il proprio tempo non in modo inoperoso, bensì spendendolo in attività intellettuali: un concetto recuperato anche dagli umanisti, tra i quali Poggio Bracciolini (1380-1459). L'espressione otium cum dignitate è usata oggi più semplicemente, senza un diretto riferimento all'impegno politico, per indicare il riposo che si è meritato dopo aver lavorato per tutta la vita.

» Non nobis solum nati sumus ortusque nostri partem patria vindicat, partem amici

«Non solo per noi stessi siamo nati, ma parte della nostra vita la reclama la patria, parte gli amici»
Così nel De officiis (I, 22) Cicerone esorta a concepire la vita come parte di un qualcosa di più grande. Il concetto proviene dal mondo greco – infatti Cicerone afferma di citare Platone (Epistola IX, 358a) –, ma richiama anche il valore romano dell'amicitia, fondamentale per l'autore, che dedica a esso il dialogo Laelius de amicitia. L'espressione non nobis solum è usata ancora oggi, anche come slogan, per esprimere la convinzione che siamo al mondo per un fine superiore.

Ritratto di Cicerone, miniatura da un manoscritto del De officiis. In una cornice decorata è raffigurato un uomo anziano a mezzo busto, con lunga barba bianca e capelli bianchi raccolti. Indossa una veste rossa con mantello blu e un colletto chiaro. Tiene aperta con entrambe le mani un rotolo di pergamena scura. Sullo sfondo compare un motivo geometrico verde, mentre nella parte superiore della pagina si leggono iscrizioni in latino in inchiostro rosso.
Ritratto di Cicerone, miniatura tratta da un manoscritto del De officiis, XIV sec.