T1 Ritorno alla vita
- tratto da Post reditum in Senatu 2 [LATINO/ITALIANO]
Nella prima orazione pronunciata il giorno dopo il suo ritorno dall'esilio Cicerone ringrazia il Senato e cerca di attirarsene la simpatia e la benevolenza affermando che con il richiamo in patria i senatori gli consentono di recuperare quanto aveva ricevuto dai genitori, dal popolo, dagli dèi. Si scusa quindi per l'incapacità di passare in rassegna tutte le benemerenze del Senato verso di lui e dichiara la propria riconoscenza ai senatori per averlo fatto riunire al fratello Quinto e ai figli. Recuperare il prestigio, l'ordine senatorio, i beni, lo Stato, la patria equivale per Cicerone a una rinascita.
2. Quod si, patres conscripti, parentes carissimos habēre
debēmus, quod ab iis nobis vita, patrimonium, libertas,
civĭtas tradĭta est, si deos immortalis, quorum beneficio
et haec tenuimus et ceteris rebus aucti sumus, si populum
5 Romanum, cuius honoribus in amplissimo consilio
et in altissimo gradu dignitatis atque in hac omnium
terrarum arce collocati sumus, si hunc ipsum ordinem, a
quo saepe magnificentissimis decretis sumus honestati,
2. Se infatti, senatori, dobbiamo avere molto cari i genitori, poiché da loro ci sono stati dati la vita, il patrimonio, la libertà, la cittadinanza, e molto cari gli dèi immortali, per il favore dei quali abbiamo conservato questi beni e altri ne abbiamo ottenuti, se dobbiamo avere molto caro il popolo romano, per le cui cariche siamo stati posti in questo onorevolissimo consesso e nella carica più elevata e in questa roccaforte dell'intero mondo, e molto caro questo stesso ordine senatoriale, dal quale spesso siamo stati onorati con insigni decreti,
2. Quod si… reciperarimus
Quod si: "che se, e se". Quod svolge qui una funzione di raccordo con quanto precede, introducendo un nuovo argomento; in combinazione con la congiunzione si (anche univerbato: quodsi), la quale introduce la prima protasi del periodo ipotetico che occupa l'intero paragrafo. Le protasi successive sottintendono tutte carissimos habēre debēmus, che si ricava da questa prima. deos immortalis: nota la desinenza arcaica -is (invece di -es) dell'accusativo plurale. in hac omnium terrarum arce: lett. "in questa roccaforte di tutte le terre". hunc ipsum ordinem: quello dei senatori, cui Cicerone si rivolge e del quale fa egli stesso parte.
CONSERVATORISMO [r. 1, patres conscripti, parentes; r. 3, deos immortalis; rr. 15-16 per vos reciperarimus] Cicerone si rivolge ai patres conscripti per ringraziarli di averlo riaccolto in patria e di avergli così restituito vita, patrimonium, libertas e civĭtas. Egli, nostalgico dei valori del mos maiorum e dell'antica auctoritas del Senato, quasi idealizza i senatori e li paragona ai genitori e agli dèi perché gli hanno dato una seconda vita. Questo accostamento ritorna due volte, in incipit e in chiusura di paragrafo. Inoltre, anche la clausola per vos reciperarimus, che richiama la metafora del "restituire alla vita" espressa dal precedente reddidistis, enfatizza l'immagine dei senatori a cui l'oratore rivolge le proprie parole di riconoscimento.
CAPTATIO BENEVOLENTIAE [r. 1 carissimos; rr. 5-6, in amplissimo consilio et in altissimo gradu; r. 8, magnificentissimis; r. 9. immensum quiddam et infinitum] La riconoscenza di Cicerone è espressa in termini iperbolici e volutamente esagerati perché l'obiettivo è quello di riconquistare la benevolenza del Senato. Notevole è all'inizio del periodo il superlativo carissimos, che sottolinea l'importanza dei genitori, degli dèi, del popolo e del Senato, quest'ultimo ulteriormente omaggiato tramite i superlativi amplissimo e magnificentissimis; al Senato è dato risalto anche nell'apodosi, in cui Cicerone definisce immensum quiddam et infinitum il proprio debito verso i senatori, che, permettendone il rientro in patria, gli hanno dimostrato un atteggiamento straordinariamente piacevole (singulari studio atque consensu).
PLURALIS MAIESTATIS Tipico di Cicerone è l'uso del pluralis maiestatis, qui impiegato sistematicamente sia nelle forme verbali (debemus, tenuimus, aucti sumus, collocati sumus, sumus honestati, debeamus – due volte –, habuerimus, reciperarimus) che in quelle pronominali (nobis, due volte), fatta eccezione per de me.