T2 Verre, un avido collezionista
- tratto da Verrinae II, 4, 1-2 [LATINO]
La quarta orazione (De signis) dell'Actio secunda in Verrem, priva dell'esordio perché concepita come una continuazione della precedente (De re frumentaria), riguarda i numerosi furti di opere d'arte e di oggetti preziosi commessi dall'imputato in Sicilia nel periodo in cui era governatore: oltre che per i gravi illeciti e arbitrii commessi durante il suo governo, Verre viene dunque attaccato da Cicerone per la bramosia di ricchezze e per le sue manie di collezionismo, che lo hanno spinto a spogliare l'intera Sicilia dei suoi tesori artistici.
1. Venio nunc ad istius, quem ad modum ipse appellat, studium, ut amici eius,
morbum et insaniam, ut Siculi, latrocinium; ego quo nomine appellem nescio; rem
vobis propōnam, vos eam suo non nominis pondere penditote. Genus ipsum prius
cognoscite, iudices; deinde fortasse non magno opere quaeretis quo id nomine
5 appellandum putetis. Nego in Sicilia tota, tam locupleti, tam vetere provincia, tot
oppĭdis, tot familiis tam copiosis, ullum argenteum vas, ullum Corinthium aut Deliăcum
fuisse, ullam gemmam aut margaritam, quicquam ex auro aut ebŏre factum,
signum ullum aënĕum, marmoreum, eburneum, nego ullam picturam neque in tabula
neque in textĭli quin conquisierit, inspexerit, quod placitum sit abstulerit.
REPETITA IUVANT
doppia negazione
vedi p. 696
1. Venio nunc… sit abstulerit
Venio… ad: è una formula di transizione usata frequentemente da Cicerone per passare ad altro argomento; nel caso specifico si tratta di una nuova serie di ulteriori delitti rispetto a quelli già elencati nell'orazione precedente (le illegalità e i soprusi commessi nella raccolta delle decime sul grano). Ad regge studium (costruisci: venio nunc ad studium istius, quem ad modum [= quemadmodum] ipse appellat, "vengo ora alla passione di costui, come lui stesso [la] chiama"). istius: si riferisce a Verre e ha valore dispregiativo. studium… morbum et insaniam… latrocinium: i termini sono posti in climax. Morbum et insaniam possono essere tradotti singolarmente o considerarsi endiadi: "mania morbosa". amici: come anche per il seguente Siculi, è sottinteso appellant. quo nomine appellem: proposizione interrogativa indiretta dipendente da nescio. rem vobis propōnam: "vi esporrò il fatto"; Cicerone si rivolge ai giudici. Nota vobis in poliptoto con il successivo vos. vos… penditote: "voi valutatelo dalla sua gravità, non dal valore del nome (lett. "con il peso del nome)". Intendi: pondere suo, non pondere nominis. Notevoli sono, in questa espressione, le allitterazioni in nasale e in labiale sorda. Penditote, come più avanti scitote (r. 12), è seconda persona plurale dell'imperativo futuro. L'uso di questa forma di imperativo, tipica del linguaggio sacrale e giuridico, oltre a rendere solenne il dettato, vuole essere una forma di rispetto verso i giudici. Genus… cognoscite: "cercate di capire anzitutto il genere [dei fatti] in sé stesso". deinde… putetis: "poi forse cercherete con non grande sforzo con quale nome riteniate che ciò debba chiamarsi". La litote, non magno opere, ha una sfumatura ironica: una volta capita la tipologia dei fatti compiuti da Verre, non sarà difficile definire il suo operato un latrocinio. Osserva la costruzione: id… appellandum è perifrastica passiva personale ellittica di esse; l'infinitiva dipende dalla proposizione interrogativa indiretta quo… nomine… putetis. Nego: regge la proposizione infinitiva il cui predicato è fuisse. Cicerone lo ripete prima della fine del lungo periodo in cui l'avidità dell'imputato è sottolineata dalle numerose anafore (tam… tam… tam; tot… tot), dall'allitterazione in dentale sorda (… tota, tam locupleti, tam vetere provincia, tot oppĭdis, tot familiis tam copiosis), dal poliptoto (ullum… ullam), dall'omeoteleuto in -is (oppidis, familiis, copiosis), in -um (ullum, argenteum, Corinthium, Deliăcum…), in -am (ullam, gemmam, margaritam, quicquam…), in -erit (conquisierit, inspexerit, abstulerit), dalla variatio con cui si indica il complemento di materia dei manufatti, ora tramite aggettivi (argenteum, aënĕum, marmoreum, eburneum) ora con ex e l'ablativo (ex auro aut ebŏre). tam vetere provincia: la Sicilia divenne la prima provincia romana dopo la prima guerra punica (241 a.C.). tot oppĭdis, tot familiis: ablativi di qualità. ullum Corinthium aut Deliăcum: Corinto e Delo erano rinomati centri di produzione di ceramiche e bronzi. Secondo Plinio il Vecchio (XXXIV, 6-9) Verre sarebbe stato inserito nelle liste di proscrizione per essersi rifiutato di consegnare proprio i suoi vasi corinzi al triumviro Antonio. quicquam: pronome indefinito neutro richiesto dal senso negativo dell'infinitiva (Nego). ullam picturam… textĭli: «nessun quadro e nessun arazzo» (lett. "nessun dipinto né su tavola né su drappo"). La textĭlis pictura è un "drappo ricamato". quin… abstulerit: proposizione relativa con valore consecutivo; quin equivale a quae non. I tre verbi si susseguono per asindeto. Abstulerit è congiuntivo perfetto di auferre, verbo che indica il prendere con o senza diritto, comunque in forma palese, anche con una certa violenza.