oculis ad caedem unum quemque nostrum. Nos autem fortes viri satis facere rei publicae
videmur, si istius furorem ac tela vitemus. Ad mortem te, Catilina, duci iussu
consulis iam pridem oportebat, in te conferri pestem, quam tu in nos omnes iam diu
machinaris. 3. An vero vir amplissimus, P. Scipio, pontifex maximus, Ti. Gracchum
15 mediocriter labefactantem statum rei publicae privatus interfēcit; Catilinam orbem
terrae caede atque incendiis vastare cupientem nos consules perferemus? Nam illa
nimis antiqua praeterĕo, quod C. Servilius Ahāla Sp. Maelium novis rebus studentem
manu sua occīdit. Fuit, fuit ista quondam in hac re publica virtus, ut viri fortes acrioribus
suppliciis civem perniciosum quam acerbissimum hostem coercērent. Habemus
20 senatus consultum in te, Catilina, vehĕmens et grave, non deest rei publicae
consilium neque auctoritas huius ordinis; nos, nos, dico aperte, consules desŭmus.
ad caedem: complemento di fine. Nos autem… vitemus: "invece a noi uomini coraggiosi sembra di compiere il nostro dovere verso lo Stato (rei publicae è dativo di vantaggio) se evitiamo la furia e le armi di costui". Autem marca il contrasto tra i servitori dello Stato e lo spudorato Catilina. oportebat: si può tradurre in italiano con il cosiddetto falso condizionale ("sarebbe stato necessario"). Nota la struttura simmetrica dell'intero periodo, che si basa sul poliptoto (te, in te, tu) e sull'antitesi (in te… in nos), che certamente saranno stati valorizzati dall'actio, messi cioè in risalto dalla gestualità e dall'espressione facciale.
3. An vero… desŭmus
An vero… perferemus?: "o forse, mentre un uomo illustrissimo, Publio Scipione, pontefice massimo, da privato cittadino (privatus, predicativo del soggetto) uccise Tiberio Gracco che minava (labefactantem, participio congiunto) moderatamente la stabilità dello Stato, noi invece in qualità di consoli (consules è predicativo del soggetto) sopporteremo (perferemus) Catilina che smania (cupientem) di devastare tutta la terra con l'uccisione e con gli incendi?". Publio Cornelio Scipione Nasìca, accanito fautore degli ottimati, assassinò nel 133 a.C. Tiberio Gracco, il quale si era fatto rieleggere tribuno della plebe per sostenere una proposta di legge che prevedeva la distribuzione di ager publicus ai cittadini poveri. Di fatto però Tiberio aveva violato la norma che proibiva di ricoprire una stessa carica pubblica per più anni consecutivi. illa nimis antiqua: prolettico di quod… occīdit. praeterĕo: Cicerone ricorre qui alla figura della praeteritio: affermando di voler tacere qualcosa, in realtà, se ne parla. Sp. Maelium: il ricco cavaliere Spurio Melio durante una carestia aveva aiutato la plebe con elargizioni di grano. Sospettato di volersi accattivare la plebe e di mirare a farsi nominare re, si rifiutò di presentarsi dinanzi al tribunale del dittatore Cincinnato e di giustificare la propria liberalità; per questa ragione nel 439 a.C. fu ucciso da Servilio Ahala, magister equitum del dittatore. Fuit, fuit ista… virtus: la geminatio del verbo e l'iperbato (ista… virtus) sottolineano enfaticamente il contrasto tra il passato e il presente. ut… coercērent: proposizione consecutiva. civem perniciosum… acerbissimum hostem: chiasmo. in te: Cicerone attacca ora in modo diretto Catilina, a cui prima allude con un riferimento generico (civem perniciosum). consilium neque auctoritas: il Senato ha fatto il proprio dovere prendendo sagge deliberazioni e conferendo i pieni poteri ai consoli. nos, nos: la geminatio concentra l'attenzione su Cicerone e i consoli. desŭmus: deesse ha qui il significato di "venir meno al proprio dovere".
PLUS
IL SENATUS CONSULTUM ULTIMUM
Il senatus consultum ultimum era un decreto senatorio con cui, in caso di eccezionale pericolo per le istituzioni repubblicane, si conferivano poteri dittatoriali ai consoli mediante la formula consules rem publicam defendant operamque dent, ne quid res publica detrimenti capiat, «i consoli tutelino lo Stato e provvedano che esso non subisca alcun danno». Durante lo stato di assedio si instaurava la legge marziale e venivano soppresse l'intercessio, il diritto di veto dei tribuni della plebe e la provocatio ad populum, il diritto di appellarsi al popolo. Tale provvedimento fu impiegato contro i tentativi di violente sollevazioni democratiche (nel 121 a.C. fu adottato contro Gaio Sempronio Gracco).