31. Già da parecchio tempo infatti, o senatori, ci troviamo in questo insidioso pericolo
della congiura, ma, non so proprio per quale motivo, il culmine di tutti i delitti,
del furore antico e dell'estremismo politico è stato raggiunto durante il mio
consolato. Se dunque di tutta questa banda di briganti viene ucciso soltanto costui,
5 forse ci sembrerà di essere stati liberati dalla preoccupazione e dal terrore, ma per
brevissimo tempo: il pericolo perdurerà, rimanendo chiuso nel
profondo, nelle vene e nelle viscere dello Stato. Come spesso
accade a chi è gravemente ammalato e in preda all'arsura della
febbre, che sembra in un primo momento provare sollievo
10 quando beve dell'acqua gelida, ma in seguito le sue condizioni
si aggravano, così questo morbo, che affligge la Repubblica, alleviato
dalla morte di costui, si inasprirà se rimangono in vita
i suoi complici.
32. Perciò se ne vadano i malvagi; si separino dai buoni, si radunino
15 tutti nel medesimo luogo. Un muro, come ho ripetuto
spesso, li divida da noi. Smettano di tramare insidie al console
nella sua casa, di accerchiare il tribunale del pretore urbano1, di
assediare con spade la curia, di preparare proiettili incendiari e
torce per dare fuoco alla città; una buona volta, ciascuno porti
20 scritte in fronte le sue idee politiche. Vi prometto, senatori, che grazie all'infaticabile
impegno di noi consoli e alla vostra somma autorità, all'immenso valore dei cavalieri
romani, all'unanime consenso di tutti i cittadini onesti, con l'allontanamento di Catilina
vedrete tutti gli intrighi scoperti, messi in luce, soffocati e puniti. 33. Con questi
auguri, Catilina, con la somma salvezza dello Stato, con la rovinosa distruzione tua e
25 di tutti quelli che si sono uniti a te in ogni delitto e nell'assassinio, parti per una guerra
empia e nefasta. Tu, Giove, il cui culto è stato stabilito in questo luogo da Romolo
con gli stessi auspici con cui è stata fondata la città2, che chiamiamo «Protettore»3 di
questa città e giustamente anche dell'impero, tieni lontani costui e i suoi compagni
dai tuoi templi e da quelli degli altri dei, dalle case e dalle mura della città, dalla vita
30 e dai beni di tutti i cittadini, e questi uomini, avversi ai buoni, nemici della patria,
predoni dell'Italia, uniti da un patto delittuoso e da una nefasta amicizia, puniscili
vivi e morti con eterni supplizi.
(trad. E. Risari)
IPSE DIXIT
Ut saepe homines aegri morbo gravi cum aestu febrique iactantur, si aquam gelidam biberunt, primo relevari videntur, deinde multo gravius vehementiusque adflictantur, sic hic morbus, qui est in re publica, relevatus istius poena vehementius reliquis vivis ingravescet.