Non fa il nome di Clodia, ma è chiaro che parla di lei e, in un crescendo di atteggiamenti sconvenienti e volgari, delinea il ritratto non di una semplice prostituta, ma di una «prostituta sfrontata e procace» (r. 14). Si rivolge a questo punto a uno degli accusatori (rr. 14-16) e con ironia chiede se davvero si può credere che mini il pudore di una donna del genere un uomo che abbia con lei una relazione. Nell'argomentazione finale (rr. 23-28), dominata da un forte sarcasmo, Cicerone, rivolgendosi ora direttamente a Clodia, la invita a essere lei stessa ago della bilancia nel processo: se lei è la meretrice che ha precedentemente descritto, già con il suo comportamento scagiona Celio, poiché egli non ha commesso nessun illecito nell'intrattenersi con una prostituta; al contrario, se lei non è quella donna, di che cosa è accusato l'imputato?