T11 Le lodi di Cesare

  • tratto da Pro Marcello 8-10 [LATINO]

La Pro Marcello fa parte delle cosiddette "orazioni cesariane": si tratta propriamente di una gratiarum actio, cioè di un discorso di ringraziamento a Cesare, pronunciato in Senato, per aver concesso il perdono a Marcello, pompeiano in esilio. Cicerone esalta la clementia e la mansuetudo del dittatore verso i vinti delle guerre civili.

8. Domuisti gentis immanitate barbaras, multitudine innumerabilis, locis infinitas,
omni copiarum genere abundantis: sed tamen ea vicisti, quae et naturam et
condicionem ut vinci possent habebant. Nulla est enim tanta vis, quae non ferro
et viribus debilitari frangique possit. Animum vincere, iracundiam cohibēre, victo
5 temperare, adversarium nobilitate, ingenio, virtute praestantem non modo extollere
iacentem, sed etiam amplificare eius pristĭnam dignitatem, haec qui faciat, non
ego eum cum summis viris compăro, sed simillimum deo iudico. 9. Ităque, C. Caesar,
bellicae tuae laudes celebrabuntur illae quidem non solum nostris, sed paene
omnium gentium litteris atque linguis, nec ulla umquam aetas de tuis laudibus
10 conticescet. Sed tamen eius modi res nescio quo modo etiam cum leguntur, obstrĕpi
clamore militum videntur et tubarum sono.
At vero cum aliquid clementer, mansuete, iuste, moderate, sapienter factum – in
iracundia praesertim, quae est inimica consilio, et in victoria, quae natura insŏlens
et superba est – audīmus aut legĭmus, quo studio incendimur, non modo in
15 gestis rebus, sed etiam in fictis, ut eos saepe, quos numquam vidimus, diligamus!

8. Domuisti gentis… deo iudico
gentis… abundantis: "hai sottomesso popolazioni barbare per ferocia, preponderanti per numero, illimitate per i loro stanziamenti, ricche di ogni genere di risorse". La simmetria e l'accumulo per asindeto* di aggettivi, ciascuno preceduto da un ablativo di limitazione, danno l'idea della studiata e rapida sottomissione dei popoli. Nota la terminazione arcaica in -is degli accusativi gentis (= gentes), innumerabilis (= innumerabiles) e abundantis (= abundantes). sed… habebant: "ma tuttavia hai vinto ciò che (ea… quae) possedeva in sé la naturale condizione (et naturam et condicionem, endiadi*) per poter (ut… possent, proposizione consecutiva) essere vinto". Il poliptoto* (vicisti… vinci) fa risaltare la capacità di Cesare di vincere ciò che era naturalmente predisposto a esserlo. Nulla… possit: "nessuna forza infatti è così grande da non poter (quae… possit, proposizione relativa consecutiva) essere fiaccata e sopraffatta (debilitari frangique) dalla potenza delle armi (ferro et viribus, endiadi)". victo temperare: il verbo tempero richiede il dativo. Altri preferiscono la lezione victoriae ("contenersi nella vittoria"). nobilitate, ingenio, virtute: sono ablativi di limitazione. haec: richiama vincere, cohibēre, temperare, extollere, amplificare, tra loro saldati per asindeto.

9. Ităque… diligamus
illae quidem: enfatizza tuae laudes. litteris atque linguis: i due termini indicano rispettivamente la tradizione scritta e quella orale, le opere letterarie e i racconti. "Pertanto, Gaio Cesare, le tue imprese militari, indubbiamente gloriose, verranno celebrate nei componimenti letterari e nei discorsi non solo nostri ma di quasi tutti i popoli, e nessuna generazione mai cesserà di decantare i tuoi meriti". conticescet: conticesco è composto di cum e tacesco, frequentativo di taceo. Sed… sono: "ma tuttavia imprese di tal genere (eius modi res), non so come (nescio quo modo), anche quando le si leggono, si ha l'impressione (videntur; Cicerone ricorre alla costruzione personale del verbo) che siano disturbate (obstrĕpi) dalle grida tumultuose dei soldati e dal suono delle trombe". Obstrĕpo significa propriamente "rumoreggiare, strepitare"; può talora assumere il significato di "disturbare", qui efficacemente sottolineato dal chiasmo* clamore militum… tubarum sono, che rende l'idea della confusione in battaglia. At vero: marca il contrasto con quanto appena detto. cum… audīmus aut legĭmus: la temporale regge l'infinitiva aliquid… factum ellittica di esse; al suo interno in dipendenza da in iracundia e in victoria si sviluppano due relative proprie: "quando ascoltiamo o leggiamo che un'azione (aliquid) è stata compiuta (factum) con clemenza, mitezza, giustizia, moderazione, saggezza – soprattutto in uno stato di collera, la quale è nemica della ragione, e nella vittoria, che è per natura (natura, complemento di limitazione) arrogante e superba". Con l'accumulo degli avverbi (clementer, mansuete, iuste, moderate, sapienter) l'oratore elenca indirettamente le caratteristiche di Cesare. quo studio… diligamus!: "da quale entusiasmo siamo infiammati, non solo per i fatti realmente compiuti, ma anche per quelli immaginari, così che spesso ci affezioniamo (ut… diligamus; proposizione consecutiva da cui dipende la relativa propria quos… vidimus) a persone che non abbiamo mai visto!". Nelle espressioni in gestis rebus e in fictis la preposizione in ha significato di "riguardo a". L'entusiasmo per la clemenza e la moderazione non riguarda solo avvenimenti realmente accaduti, ma anche i fatti immaginari narrati nei poemi o nelle opere teatrali.