intrecci LETTERATURA

Dante e la teoria degli stili

La codificazione ciceroniana dei tria genera dicendi, esposta nel De oratore e nell'Orator (ma anche nella Rhetorica ad Herennium, vedi p. 222), influenza i trattati retorici e le produzioni letterarie successive. Nel Medioevo la dottrina dei tre stili è solo uno degli aspetti della retorica; la sua importanza è però fondamentale, perché costituisce nelle scuole il primo gradino della formazione letteraria ed è uno strumento su cui basare il giudizio stilistico ed esegetico di tutte le produzioni scritte.

Nel De vulgari eloquentia, trattato in prosa latina teso a illustrare il suo ideale linguistico, Dante (1265-1321), applicando il principio del conveniens, ritiene che non esista uno stile letterario valido per tutte le opere, ma che esso debba adattarsi alla materia. Come gli antichi, infatti, gli autori medievali distinguevano uno stile sommo (gravis), uno medio (mediocris), uno umile (humilis). Dante chiama questi tre stili rispettivamente tragico, comico ed elegiaco: assegna il tragico al «volgare illustre» e alla canzone; il comico, genere sostanzialmente non aulico, alla ballata e ai sonetti; riserva l'elegiaco alle forme popolari.

4. Anzitutto affermiamo [...] che ognuno deve adeguare il peso della materia alle proprie spalle, affinché per l'eccessivo carico di cui sono gravate le loro forze non càpiti di dover incespicare nel fango: che è quanto insegna il nostro Maestro Orazio quando dice al principio della Poetica: «Assumete una materia...».1 5. Nell'àmbito poi degli argomenti che si presentano come materia di poesia, dobbiamo aver la capacità di distinguere se si tratta di cantarli in forma tragica, o comica, o elegiaca. Con tragedia vogliamo significare lo stile superiore, con commedia quello inferiore, con elegia intendiamo lo stile degli infelici. 6. Se gli argomenti scelti appaiono da cantare in forma tragica, allora bisogna assumere il volgare illustre, e di conseguenza annodare [cioè comporre] la canzone. Se invece siamo a livello comico, allora si prenderà talora il volgare mediocre, talora l'umile [...]. Se infine siamo a livello elegiaco, occorre prendere solamente il volgare umile.

(De vulgari eloquentia II, 4-6, trad. P.V. Mengaldo)


1. Maestro... materia: il riferimento è ai vv. 38-39 dell'Ars poetica di Orazio (65-8 a.C.): Sumite materiam vestris, qui scribitis, aequam / viribus («Se mai decidete di scrivere, scegliete un argomento che si adatti alle vostre forze», trad. M. Ramous).

T14 Encomio dell'eloquenza

  • tratto da De oratore I, 31-34 [ITALIANO]

Nel primo libro del De oratore, che costituisce una sorta di introduzione agli altri due, Crasso, il portavoce dei gusti stilistici ciceroniani, e Antonio trattano in generale delle doti e delle cognizioni necessarie all'oratore. In questo passo, in cui Cicerone rielabora in modo originale contenuti di derivazione greca, Crasso tesse un entusiastico elogio dell'eloquenza, del suo fondamentale ruolo nel distinguere l'umanità dagli altri esseri viventi, della sua efficacia e della sua importanza nella società e nella vita privata.

31. Che cosa c'è, infatti, che desti altrettanta ammirazione del sorgere, in mezzo a
una infinita moltitudine di uomini, di un individuo in grado di fare, lui solo o con
pochissimi altri, ciò che per natura a tutti è concesso? Ovvero, tanto gradevole allo
spirito e all'orecchio, quanto un discorso elegante e adorno di saggi pensieri e nobili
5 parole? O, ancora, tanto possente e tanto splendido quanto il fatto che il discorso
di un solo uomo riesca a modificare le passioni del popolo, gli scrupoli dei giudici,
l'inflessibilità del Senato? 32. Che c'è inoltre di altrettanto regale, nobile, generoso
del prestare soccorso ai supplici, del risollevare gli afflitti, del salvare delle vite,
dell'affrancare dai pericoli, del sottrarre all'esilio i concittadini? E che c'è di altrettanto
10 indispensabile del disporre costantemente di armi con cui poter proteggersi,
o sfidare i malvagi, o vendicarsi se provocati? Ma non pensiamo sempre al foro, ai
tribunali, ai rostri o alla curia: che cosa ci può essere di più piacevole nel tempo libero