o di più peculiare di una persona colta di un conversare garbato ed elegante sotto
tutti gli aspetti? Perché proprio per questa ragione noi siamo incomparabilmente
15 superiori alle bestie: in quanto discorriamo tra di noi e possiamo esprimere a parole
i nostri pensieri. 33. E allora, chi negherà la giusta ammirazione a questa capacità,
chi dubiterà di dover riservare a essa il massimo sforzo, onde eccellere fra gli uomini
stessi proprio in quella facoltà della virtù della quale principalmente l'umanità
sopravvanza le bestie? E vengo al punto più importante: quale altra forza avrebbe
20 potuto raccogliere in un solo luogo gli uomini sparsi qua e là, o condurli da una esistenza
selvatica e agreste a questo vivere umano e civile o istituire leggi, tribunali,
diritti, una volta formatesi le comunità civili? 34. Ma per non cercare altri argomenti,
che sono pressoché innumerevoli, sintetizzerò in breve: affermo che nella saggia
guida di un oratore compiuto sta il fondamento non solo del suo prestigio personale,
25 ma anche della salvezza di moltissimi cittadini e dell'intero Stato. Perciò continuate
come state facendo, giovani miei, ad applicarvi all'attività cui vi state dedicando, sì
da poter dare onore a voi stessi, vantaggi agli amici, giovamento allo Stato.

(trad. M. Martina)

ANALISI DEL TESTO

Eloquenza e saggezza all'origine del progresso

Grazie all'eloquenza gli esseri umani si sono riuniti nella vita associata e hanno adattato le leggi, le forme dei giudizi, i termini del diritto alla loro indole, ai loro costumi e bisogni.
Quella a cui pensa Cicerone è naturalmente un'eloquenza supportata dalla saggezza: artefice del progresso fu «un uomo veramente grande e saggio» (De inventione I, 2, vedi T12), un oratore capace di elaborare «un discorso elegante e adorno di saggi pensieri e nobili parole» e di porsi alla «saggia guida» di altri meno dotati di lui. Crasso sottolinea come la saggezza supportata dal buon uso della parola garantisca la pace sociale e la libertà: un'illuminata eloquenza può apportare benessere all'intera civitas, recare salus ai singoli e allo Stato, «modificare le passioni del popolo, gli scrupoli dei giudici, l'inflessibilità del Senato» (rr. 6-7).

L'utilità privata dell'eloquenza

Dell'eloquenza si mettono in risalto anche i risvolti positivi che essa ha nei rapporti privati, in quanto può favorire una conversazione garbata ed elegante sotto tutti gli aspetti. È evidente come sotteso alle considerazioni di Crasso sia il concetto di humanitas, intesa come "cultura" enciclopedica, soprattutto letteraria, e come raffinata eloquenza, in virtù delle quali l'individuo colto e urbano si distingue da quello ignorante e rozzo (cfr. De partitione oratoria 90: hominum duo esse genera, alterum indoctum et agreste, quod anteferat semper utilitatem honestati, alterum humanum et politum, quod rebus omnibus dignitatem anteponat, «Ci sono due tipi di uomini: l'uno ignorante e rozzo, che antepone sempre l'utile all'onesto, l'altro, colto e raffinato, che antepone a tutte le cose la propria dignità»). Di conseguenza, secondo Crasso l'oratore ideale, come si legge nel passo immediatamente successivo a quello riportato, «ancora distaccato dalle esigenze del foro, delle assemblee, dei tribunali e del Senato» deve essere «compiutamente formato in ogni campo della parola e della conoscenza» (trad. M. Martina).

T15 I gesti e l'espressione del volto

  • tratto da De oratore III, 220-223 [LATINO/ITALIANO]

Crasso attribuisce un ruolo molto rilevante all'actio. Nel passo qui proposto egli sottolinea l'importanza del gesto, dell'espressione del volto e degli occhi, "interpreti dell'anima".