T17 La morte dello Stato romano

  • tratto da De re publica V, 1 [LATINO/ITALIANO]

Nel proemio al quinto libro del De re publica, tramandato da sant'Agostino (354-430 d.C.) nel De civitate Dei (II, 21), Cicerone si sofferma sul valore politico del mos maiorum e, sottolineando le differenze tra il passato e il presente, esprime il rimpianto per la decadenza dello Stato.

Traduzione: E.R. D'Amanti

1. Moribus antiquis res stat Romana virisque, quem quidem ille versum vel brevitate
vel veritate tamquam ex oraculo quodam effatus videtur. Nam neque viri, nisi
ita morata civitas fuisset, neque mores, nisi hi viri praefuissent, aut fundare aut
tam diu tenēre potuissent tantam et tam fuse lateque imperantem rem publicam.
5 Ităque ante nostram memoriam et mos ipse patrius praestantes viros adhibebat et
veterem morem ac maiorum instituta retinebant excellentes viri. Nostra vero aetas,
cum rem publicam sicut picturam accepisset egregiam, sed iam evanescentem
vetustate, non modo eam coloribus isdem, quibus fuerat, renovare neglexit, sed ne id
quidem curavit, ut formam saltem eius et extrema tamquam liniamenta servaret.
10 Quid enim manet ex antiquis moribus, quibus ille dixit rem stare Romanam? Quos
ita oblivione obsoletos videmus, ut non modo non colantur, sed etiam ignorentur.

1. Moribus antiquis… amisimus «Sui costumi e gli uomini antichi poggia la potenza di Roma», questo verso mi sembra che, per la sua brevità e verità, il poeta l'abbia pronunciato come per ispirazione di un oracolo. Infatti né gli uomini, se la città non fosse stata così ben ordinata, né i costumi, se non l'avessero governata uomini tali, avrebbero potuto fondare e conservare così a lungo uno Stato così grande e dal dominio così vasto ed esteso. Pertanto prima della nostra epoca sia il costume patrio stesso faceva appello a uomini eccellenti sia uomini eminenti mantenevano il costume antico e le istituzioni degli antenati. Ma la nostra generazione, dopo aver ricevuto lo Stato come uno splendido dipinto, ma ormai sbiadito dal tempo, non solo trascurò di restaurarlo con gli stessi colori che aveva avuto un tempo, ma non ebbe nemmeno questa preoccupazione, cioè di conservarne almeno la figura e, per così dire, le linee di contorno. Che cosa rimane infatti degli antichi costumi, sui quali quel poeta disse che poggia la potenza di Roma? Li vediamo così rovinati dall'oblio da essere non soltanto non coltivati, ma persino ignorati. E che dovrei dire degli uomini? I costumi stessi infatti perirono per mancanza di uomini; di questo male così grande non soltanto dobbiamo rendere conto, ma anche dobbiamo difenderci, come se in qualche modo fossimo accusati di delitto capitale. Per le nostre colpe infatti, e non per un qualche caso fortuito, lo Stato a parole lo conserviamo, ma nei fatti già da tempo l'abbiamo perso.
Moribus… virisque: è il v. 156 degli Annales di Ennio (ed. Skutsch), da cui Cicerone prende le mosse per sviluppare il suo discorso sulle differenze tra la condizione dello Stato nei tempi antichi e in quelli presenti. Nam… rem publicam: il periodo ipotetico del III tipo presenta due soggetti, viri e mores, ciascuno chiarito da un'apodosi (nisi… fuisset e nisi… praefuissent), e un unico predicato, potuissent, da cui dipendono fundare e tenere. morata civitas: moratus si definisce ciò che è radicato nel mos, che è conforme ai mores. hi viri praefuissent: hic può talora significare, come qui, "tale, siffatto". A praefuissent è sottinteso civitati, ricavabile dal precedente civitas. tam diu tenēre… re publicam: nota l'insistita allitterazione* in dentale e l'omeoteleuto* in -am. mos: è il sistema di valori di un individuo o di una società, il portato storico immateriale di una civiltà. cum… accepisset: ha valore temporale, con una sfumatura concessiva. Ricorrendo a una similitudine, Cicerone afferma che lo Stato costruito dai valorosi uomini di un tempo è stato consegnato agli uomini a lui contemporanei come un bellissimo dipinto (picturam… egregiam), che è però ormai vecchio e sbiadito. vetustate: il termine indica qui "il (passare del) tempo", l'"età". quibus fuerat: quibus è ablativo di qualità (lett. "con gli stessi colori [coloribus isdem] dei quali era stato"). ut… servaret: la completiva epesegetica spiega il prolettico pronome neutro id ("… di questo, cioè di"). ille: si riferisce a Ennio, autore del verso con cui prende avvio la trattazione (r. 1). oblivione obsoletos: in riferimento a un colore, obsoletus significa "sbiadito"; in questo periodo continua la metafora coloristica del periodo precedente, evidenziata dall'omeoarto (ob- ob- ). ut… ignorentur: nota la correlazione non modo… sed etiam, espressione della concinnĭtas ciceroniana, all'interno della consecutiva.