T18-T19 Il destino dei grandi statisti

  • tratto da Somnium Scipionis 13-16

Scipione Africano spiega al nipote, Scipione Emiliano, che alle anime degli statisti virtuosi è riservata in cielo la beatitudine eterna. Compare poi Lucio Emilio Paolo (il vincitore del re Pèrseo a Pidna nel 168 a.C.), che al figlio desideroso di raggiungere la sede dei beati spiega che ciò dipende dalla volontà del dio supremo. Lucio Emilio Paolo esorta dunque il figlio a compiere il proprio dovere verso lo Stato secondo giustizia e con devozione. Il passo si chiude sulle riflessioni di Scipione Emiliano che, mentre contempla il cielo e gli astri dalla sede dei beati nella Via Lattea, osserva quanto la Terra gli appaia, da lassù, piccolissima.

T18 La beatitudine degli statisti virtuosi

[LATINO/ITALIANO]

Traduzione: F. Nenci

13. «Sed quo sis, Africane, alacrior ad tutandam rem publicam, sic habēto: omnibus,
qui patriam conservaverint, adiuverint, auxerint, certum esse in caelo definitum
locum, ubi beati aevo sempiterno fruantur; nihil est enim illi principi deo, qui
omnem mundum regit, quod quidem in terris fiat, acceptius quam concilia coetusque
5 hominum iure sociati, quae civitates appellantur; harum rectores et conservatores
hinc profecti huc revertuntur». 14. Hic ego, etsi eram perterritus non
tam mortis metu quam insidiarum a meis, quaesivi tamen, viveretne ipse et Paulus

REPETITA IUVANT
proposizioni finali introdotte da quo
vedi p. 702

13. Sed quo… huc revertuntur «Ma perché con più ardore tu ti disponga alla difesa dello Stato, tieni in mente questo: a tutti coloro che hanno salvato, aiutato, accresciuto la patria, è assegnata in cielo una sede ben determinata, dove nella beatitudine possano godere di una vita eterna; infatti, a quel dio supremo che governa il mondo niente di ciò che accade in terra è più gradito di quelle aggregazioni e riunioni di uomini associate nel diritto, che prendono il nome di Stati; i loro governanti e difensori, partiti da qui, qui ritornano».
quo sis: in presenza del comparativo alacrior la proposizione finale è introdotta da quo, anziché da ut. Da alacrior dipende a sua volta la finale implicita ad tutandam rem publicam. habēto: regge la proposizione infinitiva omnibus… certum esse… locum; l'uso dell'imperativo futuro ("considera"), tipico delle prescrizioni di legge e dei testi oracolari, conferisce solennità alla profezia. qui… auxerint: i tre congiuntivi eventuali (ma si possono considerare anche futuri anteriori) della proposizione relativa riferita a omnibus sono posti in successione asindetica e messi in risalto dal climax ascendens* e dall'omeoteleuto* (-erint); adiuverint e auxerint sono inoltre allitteranti. ubi… fruantur: proposizione relativa con valore consecutivo-eventuale. Fruantur regge l'ablativo aevo sempiterno. qui omnem mundum regit: la proposizione relativa propria determina illi principi deo. Nota la scelta del termine mundus che indica l'universo e non il globo terracqueo, che è detto invece orbis terrarum. quod… fiat: la proposizione relativa (al congiuntivo, ha valore limitativo) determina nihil. quae: la concordanza del relativo, nelle relative accessorie, con il predicativo chiarisce che si tratta di un femminile riferito a civitates (non di un neutro concordato con la coppia allitterante concilia coetusque). conservatores: richiama conservaverint di r. 2. profecti: è il participio perfetto di proficiscor.

14. Hic ego… prohibebat Allora io pur sconvolto, non tanto dal timore della morte quanto dalle insidie dei miei parenti, tuttavia gli chiesi se continuasse a vivere lui e mio padre Paolo e altri che noi consideriamo morti. «Anzi» rispose «vivono di vera vita proprio questi che volarono via dai vincoli del corpo come usciti da un carcere, mentre quella che ha nome vita, la vostra, è morte. E non vedi ora venire verso di te tuo padre Paolo?» Appena lo vidi, scoppiai in un pianto dirotto, ma lui mi gettò le braccia al collo e baciandomi cercava di frenare il mio pianto.
metu: ablativo di causa da cui dipendono mortis e insidiarum. Scipione Africano profetizza al nipote non solo un destino di gloria (parr. 11-12) ma anche la morte; questa avvenne nel 129 a.C. in circostanze misteriose e sospette, verosimilmente per mano dei suoi avversari politici (cfr. De republica I, 31) o di sua moglie Sempronia, sorella dei Gracchi, o di Cornelia, madre di lei, o ancora di Marco Fulvio Flacco, futuro console nel 125 a.C.; Cicerone ne individua il responsabile nel triumviro Gaio Papirio Carbone, tribuno della plebe nel 133 a.C. e console nel 120 a.C., anche se in Laelius 102 si parla di un malore improvviso di Scipione. quaesivi: regge l'interrogativa indiretta viveretne. ipse: è l'Africano.