T19 La contemplazione del cosmo [ITALIANO] «Ma tu, Scipione, come il tuo avo e come me che ti ho generato, segui giustizia e pietà, che non solo ha grande importanza nei rapporti fra familiari e congiunti, ma grandissima nei confronti della patria; questa vita è la via verso il cielo e verso la schiera di coloro che hanno cessato di vivere e liberati dal peso del corpo abitano in quel luogo che tu vedi – c'era un cerchio che riluceva in mezzo alle fiamme di abbagliante fulgore –, che voi, come avete appreso dai Greci, chiamate Via Lattea». C'erano stelle che noi dalla Terra non abbiamo mai visto e la grandezza di tutte era tale che mai neppure abbiamo supposto, fra cui quella più piccola, che è la più lontana dal cielo e la più vicina dalla Terra, risplendeva di luce non propria. Le masse delle stelle poi superavano facilmente la grandezza della Terra. Anzi proprio la Terra mi parve così piccola che io provai pena per il nostro impero con il quale noi arriviamo a toccare, si può dire, un punto di essa. (trad. F. Nenci) 16. Da qui io contemplavo l'universo, e anche gli altri corpi celesti che mi apparivano di una meravigliosa luminosità. 1 2 IPSE DIXIT Ex quo omnia mihi contemplanti praeclara cetera et mirabilia videbantur. a scoprire che la Luna non brilla di luce propria ma del riflesso di quella solare era stato Anassàgora (la teoria è attribuita già a Talete, filosofo del VII-VI secolo a.C.). 1. quella più piccola… propria: per la metafora della Terra paragonata a un punto, un granello, vedi p. 491. 2. un punto di essa: ANALISI DEI TESTI I grandi statisti Cicerone pone nella sede dei beati i grandi statisti, coloro che hanno operato bene in politica e si sono distinti per particolari benemerenze. Costoro hanno mantenuto l'assetto politico dello Stato ( , r. 2, T18), agevolato la realizzazione degli impegni costituzionali ( , r. 2, T18), che nella fattispecie coincidono con gli interessi del Senato, hanno ampliato e reso potente lo Stato ( , r. 2, T18). Secondo il sistema di idee che è alla base del , Scipione Emiliano avrebbe trovato un posto d'onore presso i beati; nella sua persona, infatti, Cicerone individua il modello perfetto di reggitore, per essersi fieramente opposto alla riforma agraria di Tiberio Gracco, riuscendo a bloccarla per un breve periodo, e per aver ampliato i confini dello Stato con la distruzione di Cartagine (146 a.C.) e Numànzia (133 a.C.). conservaverint adiuverint auxerint Somnium L'importanza della politica L'identificazione ciceroniana degli eletti con i grandi statisti ribadisce il primato della politica e, più in generale, della vita attiva ( ) rispetto a quella contemplativa ( ). Grazie alla politica infatti si può fare del bene alla collettività (cfr. III, 6: , «se […] si dovesse scegliere o l'una o l'altra delle due vie che conducono alla saggezza, anche se a qualcuno sembrerà più felice il modo di vivere quieto immerso negli studi delle discipline più nobili, certo è più degna di lode e comporta maggior gloria la vita politica», trad. F. Nenci), tanto che il governante perfetto può essere assimilato a un dio: «non c'è nessuna impresa in cui la virtù umana si avvicini di più alla grandezza degli dei che fondare nuovi Stati o salvaguardare quelli già fondati» ( I, 12). negotium otium De republica sin altera sit utra via prudentiae deligenda, tamen, etiamsi cui videbitur illa in optimis studiis et artibus quieta vitae ratio beatior, haec civilis laudabilior est certe et illustrior De republica e Iustitia pietas Non basta però l'impegno politico ad assicurare un posto nella sede dei beati, ma, come Emilio Paolo ricorda al figlio, è fondamentale praticare la giustizia, la più grande perfezione del carattere umano, e la ( , «segui giustizia e pietà», rr. 1-2, T19), improntare il alla . Per Cicerone quindi i futuri beati sono i magistrati e gli oratori virtuosi, coloro che mettono in atto la virtù, secondo un principio affermato nel proemio del (I, 2): , «possedere la virtù come un'arte non basta, se non ne fai uso; se un'arte, anche quando non la eserciti, può essere posseduta per sé stessa come conoscenza teorica, la virtù invece consiste tutta nell'uso di sé» (trad. F. Nenci). pietas iustitiam cole et pietatem negotium virtus De re publica nec vero habere virtutem satis est quasi artem aliquam nisi utare; etsi ars quidem cum ea non utare scientia tamen ipsa teneri potest, virtus in usu sui tota posita est