La responsabilità morale di curare il bene dei cittadini che ogni magistrato deve assumersi è efficacemente chiarita tramite la metafora* della tutela (ut utilitatem civium sic tueantur, r. 2) e della procura (ut totum corpus rei publicae curent, r. 3; procuratio rei publicae, r. 5), le quali rientravano negli officia civilia, le funzioni a favore dei privati. Come il tutore di un minore deve mostrare fedeltà, scrupolosità e onestà e non può ricavare vantaggi personali dall'amministrazione dei beni altrui, così lo Stato, e ciascun cittadino, deve pretendere dai magistrati massima vigilanza, attenzione, disinteresse nell'adempimento dei doveri della loro carica.
La medesima metafora si trova impiegata in un passo del De re publica (II, 51), in cui Cicerone, opponendo il tiranno al buon reggitore dello Stato (rector et gubernator civitatis), individua quest'ultimo in «un cittadino onesto e saggio, esperto dell'utilità e della dignità civile, per dir così tutore e procuratore dello Stato» (bonus et sapiens et peritus utilitatis dignitatisque civilis, quasi tutor et procurator rei publicae).