Il ruolo di Cicerone

L’oratore si attribuisce il compito di dare «vita e splendore» (r. 35) alla filosofia presso i Romani, dopo che essa è stata a lungo trascurata. Questo approccio rientra nell’alta considerazione di sé da parte di Cicerone, che ha una chiara visione della società e del proprio ruolo. Nel suo approccio alla filosofia, inoltre, ricorre la volontà di privilegiare le esigenze pratiche, in accordo con lo spirito romano, da lui stesso enunciato, che non apprezza i concetti astratti, ma piuttosto l’utilità della loro realizzazione. In questo modo Cicerone si presenta come colui che è in grado di adattare il pensiero filosofico greco, soprattutto stoico, ai valori romani.

T22 Elogio della filosofia

  • tratto da Tusculanae disputationes V, 5-6 [LATINO/ITALIANO]

Il 46 a.C. è un annus horribilis per Cicerone: all'esclusione dalla vita politica si aggiungono il divorzio da Terenzia e, all'inizio dell'anno successivo, la morte di Tullia. Solo e sconfortato, prima chiede ospitalità ad Attico, poi si immerge nella solitudine nella sua villa di Astura. In una lettera ad Attico (XII, 15) il 9 marzo del 45 a.C. scrive: «Eccetto te, niente mi è più gradito della solitudine. Quando sono fasciato da essa, ogni mia conversazione si snoda con i libri. Quel mio conversare, tuttavia, lo interrompe il pianto al quale oppongo resistenza fino a quando posso». Cicerone cerca conforto nei libri e in particolare nella filosofia e in un biennio scrive i Paradoxa Stoicorum, la Consolatio, l'Hortensius, gli Academica, il De finibus bonorum et malorum e le Tusculanae disputationes. Nel quinto libro delle Tusculanae, prima di tratteggiare brevemente l'evoluzione del pensiero antico fino a Socrate, l'oratore tesse un elogio della filosofia, mettendone in risalto il suo aspetto pratico di datrice di felicità e la sua funzione politico-sociale.

Traduzione: N. Marinone

5. Sed et huius culpae et ceterorum vitiorum peccatorumque nostrorum omnis a
philosophĭa petenda correctio est. Cuius in sinum cum a primis temporibus aetatis
nostra voluntas studiumque nos compulisset, his gravissimis casibus in eundem
portum, ex quo eramus egressi, magna iactati tempestate confugĭmus.

5. Sed et huius… anteponendus Ma per emendare questa colpa e tutti gli altri nostri vizi e peccati bisogna rivolgersi alla filosofia. Fin dalla prima gioventù io mi son gettato fra le sue braccia per deliberato proposito e per naturale inclinazione; ora, in questa gravissima situazione, sbattuto da gran tempesta, mi son rifugiato nel medesimo porto da cui ero uscito. O filosofia, guida della vita, tu che ricerchi la virtù e scacci i vizi! senza di te, che sarebbe potuto accadere non solo di noi ma in generale della vita umana? Tu hai fatto nascere le città, tu hai riunito in comunanza di vita gli uomini dispersi, tu li hai strettamente legati fra loro prima con la residenza, poi con il matrimonio ed infine con la comune disponibilità della scrittura e del linguaggio, tu hai inventato le leggi, tu fosti maestra della morale e della civiltà: presso di te io mi rifugio, a te chiedo soccorso, a te mi affido, come prima in gran parte, ora del tutto e intimamente. Un solo giorno trascorso bene e secondo i tuoi precetti è preferibile ad un'immortalità nel peccato.
huius culpae: il riferimento è alla paura dei mali futuri. Cuius in sinum: cuius è nesso relativo: "e nel suo grembo [della filosofia]". cum… compulisset: proposizione causale, con doppio soggetto, nostra voluntas e studium, e nos complemento oggetto. Nostra e nos sono plurali maiestatici. eramus egressi: indicativo piuccheperfetto del verbo egredior. magna… tempestate: complemento di causa efficiente dipendente dal participio congiunto iactati. confugĭmus: come per eramus egressi, il soggetto è Cicerone stesso (pluralis maiestatis). Costruisci: his gravissimis casibus, iactati magna tempestate, confugĭmus in eundem portum ex quo eramus egressi.