Fino a noi Il «re dei benpensanti»: Cicerone secondo Gadda «Sono molto, molto lieta…» concluse la contessa. «Ho sempre pensato anch'io che Cicerone sia il meglio…» «Per i nostri giovanetti, contessa, è senz'altro il meglio… non si potrebbe immaginare cosa più… adatta…, autore più elevato e, nello stesso tempo, più… divertente…» «Ne sono felice, professore! Perché creda, professore!» implorò dolcemente, «noi ci teniamo sopra ogni cosa a che il nostro Gigi non abbia… cattivi compagni… e non abbia a leggere… cose cattive!». Questo scambio di battute è tratto da un racconto scritto nel 1931 da (1893-1973), intitolato , che lo stesso autore definisce, in una lettera dello stesso anno, «una satira dell'ossessione conservatrice e moralistica di una famiglia signorile milanese». Gigi è il rampollo di questa famiglia, affidato alle cure del professor Frugoni, che gli somministra il per educarlo, allo stesso tempo, ai valori della morale e a quelli dello stile: l' e la stessa figura di Cicerone diventano così . La madre di Gigi, la contessa Giuseppina, traccia un ritratto dell'oratore latino che vorrebbe essere, nelle intenzioni, celebrativo, ma che in realtà rivela l'ipocrisia che l'autore attribuisce sia a Cicerone, definito nella stessa lettera «un benpensante dell'antichità classica, anzi il re dei benpensanti», sia alla famiglia signorile descritta nel racconto: Carlo Emilio Gadda San Giorgio in casa Brocchi De officiis educazione conformista bersaglio della satira di Gadda Di Cicerone la contessa, dopo un primo palpito di simpatia e dopo un crescendo di gratitudine, s'era addirittura innamorata. Doveva giusto essere un uomo sulla cinquantina, come Frugoni, un uomo serio, ammodo, di cui ci si poteva pienamente fidare: degno in tutto di casa Brocchi. […] La contessa ricordò vagamente che doveva avere un animo forte e mite, incline alla filosofia, alla legalità, e al giusto equilibrio. A dar ordine di strozzare Lentulo e Cetego [membri della congiura di Catilina] lo avevano "costretto gli avvenimenti", la necessità di salvare la patria: perché gli avvenimenti, certe volte, sono così bizzarri, da costringere un conservatore legalitario a far strozzare alla chetichella due manigoldi falliti. (C.E. Gadda, , a cura di AA.VV., Garzanti, Milano 1993) Scritti vari e postumi Cicerone è qui rappresentato, e criticato, come simbolo, appunto, del "perbenismo" di coloro che professano alti valori morali, ma poi seguono comportamenti che contraddicono vistosamente quegli stessi valori, come l'uccisione senza processo dei membri della congiura di Catilina. Si tratta di un ritratto certamente influenzato dall'ammirazione che Gadda provava, viceversa, nei confronti di Cesare; ma, più ancora che la figura storica dell'oratore, bersaglio della satira gaddiana è l'impiego del nella tradizione educativa europea e in particolare italiana: «Figura di benpensante massimo, Cicerone appare nel come un personaggio sostanzialmente ipocrita e meschino, moralista alquanto paludato, e sostanzialmente filisteo, che detta regole e precetti di contegno appropriato, rispettoso del , del decoro, della costumatezza e della generale circospezione che governano i rapporti interpersonali tra i membri dei cosiddetti ceti bene educati» (E. Narducci). De officiis San Giorgio bon ton George Grosz, , 1926. Berlino, Musei Statali, Neue Nationalgalerie. Le colonne della società