Secondo Cicerone, l'educazione e gli studi umanistici sono un presupposto indispensabile per la formazione dell'individuo e del cittadino.
La filosofa statunitense Martha Nussbaum (n. 1947) ha ripreso questo concetto, mettendolo in dialogo con i nostri tempi nei suoi numerosi libri dedicati al rapporto tra humanitas, studi umanistici (humanities in inglese) e cittadinanza. Uno dei suoi testi più noti è Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica (il Mulino, Bologna 2013), che in più punti fa riferimento ai filosofi stoici e a Cicerone, in particolare alle tesi esposte nel De officiis, per ribadire il valore della formazione classica nel profilo di un singolo che sia anche parte di una comunità.
Tale attenzione è presente anche nel volume Coltivare l'umanità. I classici, il multiculturalismo, l'educazione contemporanea, del 1997. Qui Martha Nussbaum si interroga sul ruolo dell'educazione nel mondo globalizzato e nella società multiculturale, sostenendo l'attualità dei classici greci e latini: a suo avviso, infatti, il valore dell'educazione superiore risiede oggi nella capacità di formare «cittadini del mondo», persone che siano in grado di esaminare criticamente sé stessi e la realtà, e di superare le barriere di nazionalità, di genere, di classe, persone che sappiano vivere le differenze senza rinunciare alla consapevolezza di una radice comune.

«Cicerone», scrive dunque citando il De officiis, «sostiene che il dovere di rispettare l'umanità ci spinge a onorare e dimostrare ospitalità nei confronti degli stranieri che si vengono a trovare nel nostro territorio. Lo stesso dovere ci distoglie dall'impegnarci in guerre di aggressione e ci spinge a considerare particolarmente perniciose quelle che hanno come pretesto l'odio verso altre popolazioni o che si pongono per scopo lo sterminio. Il rispetto verso l'umanità ci impone di agire onorevolmente anche durante la guerra e ci impedisce di tradire persino il nostro nemico. In generale, dunque, questo dovere ci spinge a dare un'importanza maggiore alla giustizia, lasciando in secondo piano il calcolo della convenienza, e a comprendere che facciamo parte della comunità universale dell'umanità, i cui fini si identificano con i fini morali della giustizia e del benessere umano» (trad. R. Falcioni).
