15 quam in manibus habebat et proxime scripserat, Oedipum Colonēum, recitasse
iudicibus quaesisseque num illud carmen desipientis videretur; quo recitato, sententiis
iudicum est liberatus.
quam in manibus habebat et proxime scripserat: due relative proprie riferite a eam fabulam. L'espressione quam in manibus habebat può significare che Sofocle aveva realmente tra le mani in tribunale il testo della tragedia oppure, metaforicamente, che lo aveva "tra le mani" nel senso che vi stava ancora lavorando. num… videretur: interrogativa indiretta retorica retta da quaesisse: Sofocle si rivolge provocatoriamente ai giudici. quo recitato: "dopo che lo ebbe letto" (ablativo assoluto e nesso relativo). sententiis iudicum: sia le sentenze che i giudici sono al plurale perché ad Atene il processo prevedeva la presenza di una giuria, non di un solo giudice.
ANALISI DEL TESTO
La difesa della vecchiaia
Non è la vecchiaia a far perdere la memoria, afferma Catone: è la mancanza di esercizio. Coloro che hanno continuato a svolgere i loro compiti, che hanno conservato la passione per le proprie attività e hanno coltivato il ricordo degli antenati, non devono temere che la vecchiaia sottragga loro le capacità mentali. Così vengono portate a esempio figure illustri del mondo greco, come Temistocle e Sofocle, e Catone cita come esempio virtuoso anche sé stesso. In tutti i casi, l'associazione automatica tra la vecchiaia e la perdita della memoria è rifiutata con veemenza dal protagonista – e, dunque, da Cicerone –, che al contrario esalta la conoscenza del passato e la sapienza degli anziani.
Una riflessione sociale
Attraverso i casi particolari portati a esempio, Cicerone ci fornisce molte informazioni sulla società greca e su quella romana. Per esempio, apprendiamo che esisteva la possibilità di interdire il pater familias anziano che desse prova di non curare l'amministrazione dei beni familiari in modo corretto; allo stesso tempo, è implicito il riferimento all'eventualità nella quale, come nel caso di Sofocle, l'accusa fosse infondata. Non bisogna, in effetti, dimenticare il contesto storico nel quale l'opera è stata concepita. Negli anni di composizione del Cato maior de senectute (all'inizio del 44 a.C.) Cicerone percepisce il tentativo, da parte dei cesariani al potere, di estrometterlo dalla vita politica: tentativo al quale si oppone, ribadendo il valore della saggezza e delle capacità di una figura come la propria, che, seppure avanti con gli anni, anzi proprio in virtù dell'esperienza data dall'età, merita ancora considerazione nella scena politica.
T26 Amicizia e utilità
- tratto da Laelius 29-31 [ITALIANO]
In questo passo del Laelius de amicitia, la riflessione di Lelio, uno dei tre interlocutori che prendono parte al dialogo, sulla generosità nell'amicizia offre a Cicerone l'occasione per muovere una critica contro gli epicurei, per i quali l'amicizia poteva essere basata soltanto sull'interesse reciproco.
29. E se tanta è la forza della rettitudine, che la amiamo sia in quelli che non abbiamo
visto mai, sia, cosa ancora più grande, pure nel nemico, qual meraviglia se gli
animi degli uomini si commuovono, quando sembri loro di scorgere virtù e probità
in quelli coi quali sono per avventura congiunti per consuetudine di vita? Naturalmente,
5 l'amore è rinforzato e dal bene ricevuto e dalla devozione constatata e dalla
familiarità sopravvenuta, e se queste cose si uniscono a quel primo moto di simpatia,
ne divampa una meravigliosa grandezza di affetto.