L'enormità della disgrazia e l'insopportabilità del dolore sono espresse tramite una serie di interrogative retoriche pateticamente connotate grazie per esempio all'uso di tam e tantus (tam ex amplo statu, tam in bona causa, r. 3; tantis facultatibustantis praesidiis, rr. 3-4) o di aggettivi e pronomi interrogativi (ecquod tantum malum, r. 2; Ecquis, r. 2; qui fuerim… qui sim, quo… honore, qua gloria, quibus liberis, quibus fortunis, quo fratre, rr. 4-6). Il "lessico del dolore" (luctum squaloremque, r. 7; fletu, r. 9; doleo, r. 10; maerore, r. 14) colloca la vicenda dell'esule in una dimensione funerea e quindi favorisce la connotazione dell'esilio quale morte in vita (aut certe vivus non amittĕrem, rr. 11-12).

T29 L'arrivo di Tullia

  • tratto da Ad familiares XIV, 11 [LATINO]

Dopo la battaglia di Farsàlo in Tessaglia (9 agosto del 48 a.C.), alla quale Cicerone non partecipa perché malato, e l'uccisione di Pompeo in Egitto (28 settembre del 48 a.C.), l'oratore rifiuta il comando della flotta e del superstite esercito pompeiano che si trova a Durazzo e si ritira a Brindisi. Con questa lettera del 14 giugno del 47 a.C. Cicerone informa la moglie dell'arrivo della figlia Tullia.

11. S. V. B. E. E. V. Tullia nostra venit ad me pridie Idus Iunias; cuius summa virtute
et singulari humanitate graviore etiam sum dolore affectus nostra factum esse
negligentia, ut longe alia in fortuna esset, atque eius pietas ac dignĭtas postulabat.
Nobis erat in animo Ciceronem ad Caesarem mittĕre et cum eo Cn. Sallustium: si
5 profectus erit, faciam te certiorem. Valetudinem tuam cura diligenter. Vale. XVII
Kal. Quinctiles. Brundisio.

11. S. V. B. E. E. V. Tullia… Brundisio
S. V. B. E. E. V.: si tratta di una formula augurale che equivale a si vales, bene est, ego valeo, "se stai bene, ne sono felice. Io sto bene". Tullia nostra… Iunias: "la nostra Tullia è giunta da me il 12 giugno". Pridie Idus Iunias significa letteralmente "il giorno precedente alle Idi di giugno". Le Idi cadevano il 13 di ogni mese, a eccezione dei mesi di marzo, maggio, giugno e luglio. cuius… affectus: "per il suo (cuius, nesso relativo: equivale a et eius) straordinario coraggio e la sua rara amabilità sono colpito (sum… affectus) da un dolore ancora (etiam) più acerbo (graviore)". Humanitas va qui inteso come "gentilezza" e "sensibilità d'animo". Sum affectus, come i successivi esset, postulabat, erat, è un tempo passato richiesto dallo stile epistolare latino. nostra… postulabat: "che cioè per mia trascuratezza (nostra… negligentia; nostra è plurale enfatico, teso a intensificare il pathos dell'espressione) è avvenuto (factum esse) che ella si trovasse (esset) in una situazione ben diversa da quella (longe alia… atque) che il suo affetto e la sua posizione avrebbero richiesto". Ut… esset è una completiva di fatto dipendente da un verbo di accadimento (factum esse); alia… atque è una proposizione comparativa. Nobis erat in animo: traduci "ho intenzione". Ciceronem: è il figlio Marco. Cn. Sallustium: Gneo Sallustio è un vecchio amico dell'oratore: lo aveva accompagnato nel suo viaggio per l'esilio almeno fino a Brindisi. si… certiorem: "se [Cicerone] partirà, ti informerò". Nota la "legge dei due futuri", secondo la quale a una proposizione principale con il futuro precede una proposizione subordinata con il futuro anteriore (profectus erit, faciam). Valetudinem… Vale: "abbi molta cura della tua salute. Sta' bene"; vale è una formula di congedo. XVII Kal. Quinctiles: equivale a decimo septimo (die ante) Kalendas Quintiles, cioè il 14 giugno (il mese di giugno contava 29 giorni prima della riforma giuliana). Quintilis è il mese che in onore di Cesare sarebbe stato chiamato Iulius.

ANALISI DEL TESTO

Il dispiacere di un padre per la figlia

Cicerone apre la breve lettera informando Terenzia che l'amata figlia (nostra ha una particolare carica affettiva) è andata a trovarlo a Brindisi e confessa di sentirsi in colpa per non averla tutelata come l'amore filiale e il rango della donna avrebbero richiesto (forse non aveva provveduto a pagare la dote della figlia nel 49 a.C., prima di partire dall'Italia). Al padre non sfugge che Tullia soffre a causa dei continui tradimenti del marito, Publio Cornelio Dolabella, un giovane nobile del quale Cicerone aveva una pessima opinione per via di alcuni pettegolezzi sul suo conto; sembra che l'oratore non lo avesse menzionato in nessuna delle liste di pretendenti da lui inviate a Terenzia dalla Cilicia, dove era governatore, e che quindi Dolabella sia stato scelto da Terenzia e da Tullia senza l'approvazione del padre di famiglia.