T31 Dolore per la morte di Tullia

  • tratto da Ad Atticum XII, 14, 3 [LATINO/ITALIANO]

Nel febbraio del 45 a.C. Tullia muore, dando al padre il più grande dolore della sua vita. Da Astura l'8 marzo Cicerone indirizza questa lettera all'amico Attico.

Traduzione: C. Di Spigno

3. Quod me ab hoc maerore recreari vis, facis ut omnia; sed me mihi non defuisse
tu testis es. Nihil enim de maerore minuendo scriptum ab ullo est quod ego non
domi tuae legerim. Sed omnem consolationem vincit dolor. Quin etiam feci quod
profecto ante me nemo, ut ipse me per litteras consolarer. Quem librum ad te mittam,
5 si descripserint librarii. Adfirmo tibi nullam consolationem esse talem. Totos
dies scribo, non quo proficiam quid sed tantisper impedior – non equıĭdem satis
(vis enim urget) –, sed relaxor tamen ad omniaque nitor non ad animum sed ad
vultum ipsum, si queam, reficiendum idque faciens interdum mihi peccare videor,
interdum peccaturus esse nisi faciam. Solitudo aliquid adiŭvat, sed multo plus
10 proficĕret, si tu tamen interesses. Quae mihi una causa est hinc discedendi; nam pro
malis recte habebat. Quamquam ipsum doleo: non enim iam in me idem esse
poteris. Perierunt illa quae amabas.

REPETITA IUVANT
ablativo d’agente e di causa efficiente
vedi p. 693

3. Quod me… amabas Tu vuoi che io mi risollevi da questa mia profonda afflizione: ciò corrisponde interamente al tuo modo di agire; però proprio tu puoi attestare che dal canto mio non sono mai venuto meno a me stesso. Di fatto, sul tema del sollievo da apportare all'amarezza angosciosa non esiste scritto di qualsiasi autore, che io non abbia letto durante il soggiorno in casa tua. Ma il dolore la vince su ogni forma di conforto. Anzi ho fatto ciò che certamente nessuno aveva escogitato prima di me: ho offerto consolazione a me stesso componendo un testo letterario. Te lo invierò non appena i copisti lo avranno trascritto. Ti confermo che non esiste forma di conforto pari a questa. Scrivo a giornate intere, non perché io ottenga qualche risultato immediato, ma perché durante tutto questo tempo mi sento impegnato – non davvero quanto basta (siccome la violenza del dolore incalza) –, però, se non altro, mi si allenta l'affanno. Quindi faccio tutti gli sforzi per riprendermi, non già nell'animo, bensì, magari, nell'espressione del volto, se ci riesco, e mentre faccio ciò ho, qualche volta, l'impressione di cadere in colpa, altre volte mi pare che cadrei in colpa se non lo facessi. La solitudine mi giova non poco, ma mi procurerebbe un risultato molto più soddisfacente se tu, a dispetto di quel che ho detto, ti trovassi al mio fianco. Unicamente per questo motivo potrei scegliere di andar via da questo luogo; di fatto, tenuto il debito conto della mia sventura, qui mi trovo bene.
Quod: dichiarativo: "quanto al fatto che". facis ut omnia: vi si sottintende facere soles: "fai come sei solito fare ogni cosa", cioè amichevolmente. tu testis es: "tu sei testimone [del fatto che]"; regge l'infinitiva me mihi non defuisse. Nota l'allitterazione* della dentale t. Nihil enim… scriptum ab ullo est: lett. "niente infatti è stato scritto da alcuno". de maerore minuendo: complemento di argomento. Quin… nemo: nemo è ellittico di fecit. ipse me per litteras consolarer: Cicerone si riferisce alla Consolatio per la morte di Tullia (vedi p. 434). Quem librum: nesso relativo. non quo proficiam quid: la proposizione finale presenta quo anziché ut per l'idea comparativa che essa esprime rispetto a quanto segue; proficio quid vale letteralmente "fare qualche progresso". ad omniaque: vale et ad omnia. non ad animum… reficiendum: nota l'antitesi* non… sed all'interno della proposizione finale implicita. videor: qui Cicerone usa la costruzione personale, il soggetto sottinteso è ego; *videor *regge i due infiniti, peccare e peccaturus esse. peccaturus esse: perifrastica attiva. Cicerone si sente paradossalmente in colpa, per motivi opposti, sia quando cerca di superare il lutto, o almeno di nascondere il dolore, sia quando non riesce a farlo. Quae mihi una causa est: "e questa è l'unica ragione"; Quae è nesso relativo. pro malis recte habebat: lett. "in considerazione dei mali andava bene"; la locuzione recte habēre appartiene alla lingua parlata. Quamquam: "sebbene, per quanto". non enim… poteris: lett. "ormai, infatti, non potrai (poteris) essere (esse) più lo stesso (idem) nei miei confronti (in me)".