BRANI CRITICI

Renato Oniga • L'umanesimo ciceroniano

Il contributo di Cicerone alla formulazione del concetto di humanitas è così determinante che gli studiosi parlano di una humanitas ciceroniana, basata sul principio della superiorità dell'essere umano sulle altre creature. Nel seguente brano, il latinista Renato Oniga chiarisce la varietà e la complessità del concetto nelle opere ciceroniane.

A Cicerone si deve essenzialmente lo sviluppo del significato di humanitas come cultura
enciclopedica, soprattutto letteraria, ma non solo. Nella concezione ciceroniana, l'oratore
si caratterizza per la sua cultura vasta, non ristretta al settore professionale, ma aperta a
tutte le discipline. […] In sostanza, dobbiamo a Cicerone l'idea che […] lo studio letterario
5 non ha finalità pratiche immediate, ma non è neppure erudizione fine a se stessa: l'otium
studioso ha lo scopo di formare un'etica che possa rendere migliore il cittadino.
In secondo luogo, si deve a Cicerone il merito di avere ripreso e approfondito il significato
di humanitas come sintesi dei valori morali tradizionali. […] Ebbene, l'humanitas
è per Cicerone il principio morale oggettivo, in contrapposizione all'utile personale, da
10 cui nasce il dovere (officium dirigit: De officiis III, 89). L'humanitas finisce così per essere
indissolubilmente legata ad un altro valore onnicomprensivo della cultura romana:
la pietas, che in Cicerone è spesso richiamata in coppia alla stessa humanitas, come la
diversa polarità di uno stesso concetto.
Ma il contributo ciceroniano senza dubbio destinato ad avere maggiore fortuna nella
15 storia della cultura è l'aver individuato nell'humanitas la natura umana universale. […]
Riecheggiando la citata massima di Terenzio,1 Cicerone afferma nel De finibus III, 63: […]
«da ciò deriva che è naturale anche la comune solidarietà degli uomini con gli uomini,
così che un uomo non può sembrare estraneo a un altro uomo, per il semplice fatto che
è un uomo». […]
20 Ci si potrebbe domandare, invece, perché in Cicerone si trovi già il concetto, caro
all'età umanistica, di studia humanitatis,2 ma non quello, altrettanto importante, di res
publica litteraria
.3 Certamente, nell'orazione Pro Archia, si trova già un concetto che
prefigura tale ideale: non a caso l'orazione, scoperta nel 1333 dal Petrarca a Liegi, divenne
uno dei testi più considerati dagli umanisti. In essa Cicerone afferma che il poeta
25 Archia avrebbe avuto diritto alla cittadinanza romana, a prescindere da qualsiasi altra
considerazione giuridica, per il semplice fatto di essere un poeta. La letteratura e la
poesia sono infatti l'essenza della humanitas, e ogni comunità dovrebbe dirsi onorata di
accogliere un poeta. […] Ma il ragionamento di Cicerone si ferma qui. Nell'antichità non
si trova mai la menzione di una res publica litteraria, una comunità universale dei dotti,
30 perché per la civiltà romana la res publica, cioè l'impero, si identificava con l'intero
mondo civilizzato. Certamente, gli antichi riconoscevano l'esistenza di saggi anche al di
fuori del loro mondo, ma non li consideravano come parte di una stessa comunità intellettuale.
Una res publica litteraria che si estendesse oltre i confini dell'impero era cioè
impensabile: la res publica si identificava totalmente con la civiltà. La stessa humanitas
35 era il tratto distintivo tra le province romane e il resto del mondo.

(R. Oniga, L'idea latina di humanitas, in Contro la post-religione. Per un nuovo umanesimo cristiano, Fede & Cultura, Verona 2009)

1. citata… di Terenzio: il riferimento è al v. 77 dell’Heautontimorumĕnos (vedi p. 165).
2. studia humanitatis: con tale espressione ciceroniana (Pro Murena 61; Pro Archia 3) si indica, a partire dall’Umanesimo, lo studio delle lingue e delle letterature classiche, considerate come strumento di elevazione spirituale per l’individuo.
3. res publica litteraria: con res publica litteraria o res publica litterarum gli umanisti indicavano l’insieme dei letterati e degli uomini di cultura di qualsiasi nazionalità, ideologia o tendenza, in quanto partecipi, con uguali diritti e assoluta libertà, del mondo delle lettere e degli studi.