Comprendere il PENSIERO CRITICO

  1. Quali sono i tre meriti che Oniga riconosce a Cicerone rispetto alla definizione del concetto di humanitas?

  2. Perché, secondo il critico, Cicerone non arrivò a propugnare una res publica litteraria, cioè una «comunità universale dei dotti» (rr. 29-30)?

Emanuele Narducci • Il mondo dell'utile

Sulla stretta interdipendenza tra honestum e utile dimostrata da Cicerone nel terzo libro del De officiis ti presentiamo le considerazioni di uno tra i massimi interpreti delle sue opere, Emanuele Narducci, il quale sottolinea come l'opposizione tra i due concetti attuata dagli improbi miri a subordinare l'utile personale a quello della res publica, che invece va sempre preservato.

[…] compito […] dell'ultimo libro del de officiis è mostrare la necessaria identità di honestum
e utile: detto in altri termini, l'opportunità che criterio dell'utile sia lo stesso honestum
(la volontà politico-sociale dei ceti che dell'honestum si ritengono i detentori). […]
Nell'ottica di Cicerone, l'unica utilità ammissibile viene a essere quella della res publica,
5 a sua volta identificata con l'incarnazione dei valori nei quali i boni si riconoscono.
[…] Le esigenze di difesa dello stato contro gli inprobi portano a una tendenziale
subordinazione alla utilitas rei publicae di ogni altro valore e interesse; d'altra parte, la
stessa utilitas rei publicae ha la necessità di presentarsi come honestas: di fondarsi sui
valori etici per non apparire come brutale cinismo del potere. Deve perciò ostentare, nei
10 confronti dell'honestum, una deferenza che può talora significare anche reale sottomissione
[…]. I pericoli più gravi per la convivenza degli uomini nascono, agli occhi di Cicerone,
da un'idea di utilitas che non sa subordinarsi alla honestas. Perseguire il proprio
commodum a detrimento degli altri è cosa contraria alle leggi della natura e della società.
Il modello negativo dell'uomo unicamente proteso al conseguimento del proprio
15 utile si costituisce a partire dai tratti parzialmente deformati di figure reali. Il terzo libro
del de officiis dà così largo spazio a un dibattito sull'etica mercantile, che serve a mostrare
come dal mondo dei commerci promani una malitia insidiosa e pericolosa, pronta
ad ogni simulazione e ad ogni menzogna pur di accrescere il profitto. Nella vita politica,
i populares e i loro seguaci stanno a rappresentare da un lato le forze che aspirano a
20 violare la iustitia sottraendo i beni ai legittimi proprietari (ricordiamo l'interpretazione
ciceroniana delle leggi agrarie), dall'altro la disposizione alla frode e alla simulatio, il
disinvolto venir meno alla fides (l'esempio di Mario in off. III 79). Si comprende l'attacco
frontale che Cicerone conduce contro l'epicureismo in off. II 117 sgg.: in una morale che
sembra subordinare ogni azione a un egoistico calcolo dell'utile e del piacere, egli vede
25 un attentato alla iustitia e in generale alle virtù sociative.

(E. Narducci, Una morale per la classe dirigente, in M.T. Cicerone, I doveri, Fabbri Editori, Milano 2007)

Comprendere il PENSIERO CRITICO

  1. Narducci sottolinea come Cicerone, nel De officiis, rilevi un conflitto tra l'honestum e «ciò che "appare" utile»: spiega con parole tue che cosa intende.

  2. Come cambia la prospettiva dell'utile se si considera dal punto di vista della collettività? Perché, secondo questo punto di vista, Cicerone attacca l'epicureismo?