PERCORSO TEMATICO Lo Stato come comunit solidale Nella sua espressione migliore, la politica partecipazione e condivisione, e presuppone una concezione dello Stato come di una comunit solidale, all interno della quale ciascuno contribuisce al bene comune. un concetto, questo, che attraversa la storia dell uomo dall antichit a oggi: nella Roma repubblicana l espressione pi celebre si deve al senatore Menenio Agrippa, che all inizio del V secolo a.C. pronuncia un celebre discorso nel quale paragona lo Stato al corpo umano. Nell Italia contemporanea hanno avuto invece grande risonanza le parole rivolte nel 1955 agli studenti milanesi da Piero Calamandrei sull importanza della Costituzione. T1 Il corpo sociale Livio Ab Urbe condita II, 32 Secondo la tradizione, nel 494 a.C. il senatore Menenio Agrippa sarebbe riuscito a convincere la plebe che, oppressa dai patrizi, si era ritirata in un luogo identificato ora con il Monte Sacro, ora con l Aventino a rientrare in citt con un apologo (vale a dire un racconto di valore allegorico) di estrema efficacia. Nel suo discorso, il funzionamento dello Stato paragonato a quello del corpo umano, le cui parti devono collaborare tra loro affinch il corpo nel suo insieme possa essere vivo e in salute. Allo stesso modo, affinch lo Stato possa prosperare, tutte le parti della societ devono lavorare insieme in vista del bene comune. lo storico di et augustea Livio (59 a.C.-17 d.C.) a riportare l apologo di Menenio Agrippa e a raccontare come esso abbia evitato, di fatto, il disfacimento della compagine sociale. Nel tempo in cui nell uomo non regnava come ora una perfetta armonia fra tutte le parti, ma ogni membro aveva un suo particolare modo di pensare, un suo particolare modo di esprimersi, si sdegnarono le altre parti che tutto ci ch esse si procuravano con la loro attivit , con la loro fatica, con la loro funzione andasse a vantaggio del 5 ventre, mentre questo se ne stava tranquillo nel mezzo, e ad altro non pensava che a godersi i piaceri che gli venivano offerti. Fecero dunque una congiura e convennero che le mani non portassero pi il cibo alla bocca, che la bocca rifiutasse quello che le veniva offerto, che i denti non masticassero quello che ricevevano. La conseguenza di questa ribellione fu che, mentre si proponevano di domare il ventre con la fame, 10 non soltanto questo, ma insieme con esso anche le membra e tutto il corpo si ridussero a un estremo esaurimento. Risult quindi evidente che anche il ventre non se ne stava in ozio, ma aveva una sua funzione, e che non era nutrito pi di quanto non nutrisse restituendo a tutte le parti del corpo, equamente distribuito per le vene, questo sangue cui dobbiamo la vita e le forze e che si forma con la digestione del 15 cibo. Dimostrando quindi con un paragone quanto la ribellione interna del corpo fosse simile al furore della plebe contro i patrizi,1 si dice ch egli riuscisse a piegare l animo di quella gente. (trad. M. Sc ndola) 1. simile al furore patrizi: nel 494 a.C. i plebei abbandonarono Roma e le attivit che normalmente svolgevano per protestare contro i soprusi subiti da parte dei patrizi; il gesto ebbe un impatto significativo sulla 532 gestione della citt e i patrizi, per convincerli a tornare, accettarono di istituire la carica dei tribuni della plebe, in numero di due ed eletti dal popolo.