PERCORSO TEMATICO Lo Stato che opprime Se il potere politico diviene assoluto e incontrollato, lo Stato finisce per esercitare forme violente di coercizione e oppressione, magari legali , ma non per questo meno esecrabili. Nella Roma antica, se uno schiavo uccideva il padrone, potevano essere giustiziati tutti gli schiavi che abitavano sotto lo stesso tetto: un ingiustizia atroce, contro la quale nulla possono, come racconta Tacito in un celebre brano degli Annales, le proteste della gente. Quello che oggi definiamo totalitarismo (sistema politico in cui il potere concentrato in un gruppo ristretto e controlla l intera societ imponendo la propria ideologia) ha preso nel Novecento diverse forme tragicamente reali (dal nazifascismo al comunismo sovietico), ma stato anche immaginato da artisti e scrittori in opere d invenzione, appartenenti al genere della distopia (che, al contrario dell utopia, immagina una societ futura fortemente negativa): un esempio assai famoso il romanzo Il racconto dell ancella di Margaret Atwood. T3 Un ingiustizia in nome del bene comune Tacito Annales XIV, 42-45 Nel XIV libro degli Annales lo storico di et imperiale Tacito (ca 55-120 d.C.) racconta che nel 61 d.C. il senatore Lucio Pedanio Secondo, che aveva ricoperto le pi importanti cariche politiche (tra le quali quella di prefetto della citt ), era stato ucciso da uno dei suoi schiavi. La legge prevedeva che in tali circostanze venissero giustiziati tutti gli schiavi che vivevano sotto lo stesso tetto, in questo caso circa quattrocento. A favore dell esecuzione si esprime il pi importante giureconsulto del tempo, Gaio Cassio Longino, che convince il Senato. Il popolo si ribella a un ingiustizia cos clamorosa, ma a nulla valgono le proteste perch l imperatore (Nerone) schiera l esercito per consentire che la condanna venga regolarmente eseguita. Nel raccontare l episodio, Tacito riporta una sintesi del discorso pronunciato da Cassio Longino, il quale ammette l ingiustizia, ma ritiene che essa sia giustificata in vista di un bene superiore, vale a dire «l utilit generale». 42. Non molto dopo, il prefetto della citt Pedanio Secondo fu ucciso da un suo schiavo, o perch gli avesse negato la libert , dopo averne convenuto il prezzo, o perch lo schiavo, pazzo d amore per un amasio,1 non tollerava di avere nel padrone un rivale. Dunque, poich a questo punto, secondo una vecchia e affermata tradi5 zione, si doveva sottoporre a supplizio tutto il gruppo di schiavi che aveva abitato sotto lo stesso tetto, per l accorrere della plebe, che voleva difendere tanti innocenti, si giunse fino a una sommossa e venne circondato il senato, anche all interno del quale si levarono voci contrarie a quell eccesso di severit , mentre la maggioranza era del parere che nulla si dovesse modificare. Fra questi Gaio Cassio, venuto il suo 10 turno, parl in questi termini: 43. «[ ] Decretatela, allora, l impunit ! E chi sar mai difeso dalla sua carica, se non bastata quella di prefetto della citt ? Quale numero di schiavi occorrer per difendersi, se quattrocento non hanno protetto Pedanio Secondo? A chi porteran- 1. amasio: giovane amante. 534