Le opere perdute Cesare oratore Cesare coltiva molteplici interessi, dalla filosofia – soprattutto di indirizzo epicureo – alla scienza (da pontefice massimo si occupa della riforma del calendario, attuata con l’aiuto di matematici e astronomi). Ha fama di grande oratore e il suo stile è lodato da Cicerone nel e da Quintiliano nell’ (I secolo d.C.). Compone (tutte perdute), fra cui due : la più famosa è quella per la zia Giulia, incentrata sulla discendenza della da Iulo-Ascanio, figlio di Enea. Brutus Institutio oratoria diverse orazioni laudationes funebres gens Iulia Cesare trattatista Altra celebre opera, di cui restano pochi frammenti, è il trattato , dedicato a problemi di lingua e stile. Qui Cesare prende posizione a favore della , secondo cui era necessario abbandonare le forme morfologiche irregolari della lingua per sostituirle con forme derivate per analogia da quelle regolari, in nome dell’armonia o regolarità di rapporti tra gli elementi linguistici ( , che scorgevano invece il principio fondamentale della lingua nell’irregolarità o anomalia). Con l’ (“Anti-Catone”) invece Cesare intende ridimensionare la figura di in opposizione all’elogio pronunciato nel 46 a.C. da Cicerone nella perduta , nella quale era dipinto come il campione delle libertà repubblicane. De analogĭa dottrina analogista agli analogisti si contrapponevano gli anomalisti Anticato Catone Uticense Laus Catonis Cesare poeta Fra gli altri scritti perduti si ricorda il poemetto , appartenente al , ovvero ai resoconti di viaggio, e dedicato al tragitto compiuto in ventiquattro giorni fra Roma e la Spagna. Iter genere odeporico 3. Lo stile La sintassi Obiettivo primario della narrazione di Cesare è l’ : a tale scopo egli ricorre, nei suoi , alla terza persona e a uno stile asciutto e il più possibile limpido e chiaro. Il periodare è lineare, con una preferenza per la * rispetto all’ipotassi*; alle subordinate esplicite Cesare preferisce le forme participiali come l’ablativo assoluto, usato con grande abbondanza, e il participio congiunto. Le sue frasi per lo più sono brevi e si riscontra frequentemente l’ellissi del verbo. Ricorrenti sono i nessi sintetici, quasi formulari, come (“sapute queste cose”) o (“reso edotto”). In generale le scelte stilistiche e sintattiche sono abilmente piegate alle della pagina: se di norma egli predilige l’ per i discorsi, non disdegna però l’ dove vuole rendere la drammaticità o la straordinarietà della situazione, come nel feroce discorso di Critognato, il capo arverno che, durante l’assedio di Alesia, esorta i suoi compagni a cibarsi dei loro stessi concittadini: «Quale è dunque la mia proposta? Fare quello che i nostri antenati fecero nella guerra contro i Cimbri e i Téutoni, che pure non era pari a questa: essi, chiusi nelle città di fronte a una carestia simile alla nostra, tirarono in lungo la loro vita nutrendosi delle carni di quelli che non sembravano atti alle armi, ma non si arresero ai nemici» ( VII, 77, trad. F. Brindesi). oggettività commentarii paratassi his rebus cognitis certior factus necessità espressive oratio obliqua oratio recta De bello Gallico STILE Lo stile dei è semplice, schietto, privo di ornamenti retorici commentarii La sintassi è chiara, concisa e paratattica, ma capace di trasmettere l’eccezionalità di alcune situazioni Il registro è medio, con numerose ripetizioni e termini propri del linguaggio militare