Il lessico Dal punto di vista lessicale è evidente una tendenza alla e alla : Cesare evita tutti i vocaboli da lui ritenuti riferibili sia a un registro troppo alto, come arcaismi o termini poetici, sia a uno troppo basso, come i colloquialismi. Inoltre egli non teme le ripetizioni, anzi, per maggiore chiarezza e semplicità, preferisce utilizzare le stesse parole per lo stesso oggetto, piuttosto che variare. La lingua di Cesare si caratterizza inoltre, in conseguenza dell’argomento, per la notevole frequenza con cui ricorrono i (per esempio , , , ). normalizzazione semplificazione termini tecnici del linguaggio militare acies agmen castra legio Uno stile essenziale, esempio di classicità Se si confrontano i due , lo stile del risulta più complesso, con una maggiore ricchezza di figure e di ornamenti retorici: il coinvolgimento dell’autore si esprime attraverso una più intensa drammaticità del racconto. Ma in generale, nella sua , lo stile di Cesare rappresenta uno degli esempi più perfetti della classicità latina, tanto che Cicerone nel (262) definirà i «davvero degni di ogni elogio: infatti sono scritti in uno stile semplice, schietto e leggiadro, senza alcun ornamento retorico, simili a un corpo cui sia stato tolto il vestito» (trad. G. Norcio), aggiungendo infine: , «nella storia infatti non c’è nulla di più gradito della semplice e lucida brevità». commentarii De bello civili linearità ed essenzialità Brutus commentarii nihil est enim in historia pura et inlustri brevitate dulcius 4. La fortuna Il mito di Cesare Poche personalità del mondo antico hanno esercitato un fascino e un’influenza pari a quella di Cesare, il cui stesso nome divenne, nella forma in Germania e (da ) in Russia, . Ma non solo: il mito di Cesare si accrebbe anche della sua , come mostra la biografia scritta dal greco Plutarco (I-II secolo d.C.), in cui frequenti sono gli aneddoti che lo vedono dettare al suo schiavo mentre viaggia o mentre cavalca, oppure rivolgersi a due scribi contemporaneamente. Kaiser zar C’zar sinonimo di sovrano e imperatore fama di scrittore instancabile Cesare nel Medioevo vede in Cesare uno strumento della Provvidenza in quanto fondatore dell’Impero: non soltanto lo colloca fra gli «spiriti magni» dell’ subito dopo Enea, iniziatore del disegno divino su Roma, ma le sue imprese sono anche celebrate da Giustiniano in un celebre passo del VI canto del . La della Francia del XIII secolo fa invece di Cesare un cavaliere errante: compare per esempio, insieme ad altri personaggi della storia e del mito, nei , volgarizzamento di un testo provenzale. Dante In ferno Paradiso cultura cortese Conti di antichi cavalieri La fortuna umanistica e rinascimentale Se l’Umanesimo civile del primo Quattrocento parteggia per il cesaricida Bruto, l’avvento delle signorie porta nuova linfa al mito di Cesare, fra l’altro protagonista di un ciclo di dipinti di (1431-1506) intitolato . Non è invece univoco il giudizio di (1469-1527), che loda Cesare per la sua grande capacità militare nei libri , ma nei lo colloca fra coloro che instaurarono regimi tirannici pur avendo l’opportunità di evitarli. In età rinascimentale (1564-1616) compone la tragedia , in cui il protagonista muore per opera dei congiurati all’inizio del terzo atto, ma continua a dominare la scena con la sua ombra anche nel seguito del dramma. Andrea Mantegna I trionfi di Cesare Niccolò Machiavelli Dell’arte della guerra Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio William Shakespeare Giulio Cesare Andrea Mantegna, , nona tela dei , 1486-1492. Londra, Hampton Court. Cesare sul carro trionfale Trionfi di Cesare