parole che non muoiono – Cesare » Veni, vidi, vici Secondo Svetonio, storico e biografo romano del I-II secolo d.C., Cesare avrebbe fatto scrivere queste parole su un cartello durante il trionfo celebrato al termine della campagna militare contro Fàrnace II, re del Ponto ( 37, 2). La frase è presente anche, in greco, nella biografia scritta da Plutarco ( 50, 3-4), secondo il quale Cesare avrebbe inviato a Roma un messaggio contenente queste parole dopo la vittoria di Zela (47 a.C.). L’espressione è usata tuttora per indicare un’azione rapida, tempestiva ed efficace. «Venni, vidi, vinsi» Vita di Cesare Vita di Cesare » Alea iacta est «Il dado è stato lanciato» È la frase che secondo Svetonio ( 32) Cesare avrebbe pronunciato nel 49 a.C. al momento di attraversare il Rubicone, dando così inizio alla guerra civile. Anche di questa frase esiste la versione greca in Plutarco ( 32, 8). Oggi la forma più diffusa di questa espressione è “il dado è tratto”, e la frase è usata per indicare che ormai una decisione è stata presa e non si può più tornare indietro. Vita di Cesare Vita di Cesare » Malo hic esse primus quam Romae secundus «Preferisco essere primo qui che secondo a Roma» La versione latina di questa frase è una traduzione più tarda dell’originale greco di Plutarco ( 11, 3-4), secondo il quale un giorno Cesare, passando per un villaggio delle Alpi, ai compagni che si chiedevano ironicamente se anche quel posto piccolo e sperduto avesse una vita politica, avrebbe risposto: «Vorrei piuttosto essere primo fra costoro che secondo tra i Romani». Ancora oggi è diffusa l’idea che, per un leader, la cosa più importante sia comunque primeggiare, non importa se in un contesto anche assai limitato. Vita di Cesare » Libenter homines id quod volunt credunt «Gli uomini credono volentieri ciò che desiderano sia vero» A differenza delle precedenti, questa è una frase effettivamente presente nelle opere di Cesare: così nel III, 18 e in una forma simile nel II, 27, 2. È un’osservazione psicologica molto diffusa nel pensiero antico, per esempio in Ovidio (I secolo a.C.-I secolo d.C.) e nelle tragedie di Seneca (I secolo d.C.), e si ritrova ancora in autori moderni, come Ludovico Ariosto, fino ad arrivare a proverbi contemporanei (“Quel che si vuol, presto si crede”). De bello Gallico De bello civili Statua di Giulio Cesare a Rimini.