LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI Le Historiae HISTORIAE Sallustio abbandona il genere monografico e sceglie un impostazione annalistica Lo storico racconta i fatti a partire dal 78 a.C., anno per anno Di quest opera restano solo frammenti dai quali emerge un forte pessimismo e l idea di una Roma corrotta da interessi personali Il ritorno all annalistica L ultima e maggiore opera sallustiana viene composta probabilmente dal 39 al 35 a.C. Dopo le due monografie Sallustio ritorna al genere praticato dai suoi predecessori, quello della narrazione annalistica, seguendo gli avvenimenti anno per anno a partire dal 78 a.C. La data di partenza scelta sulla base di una consuetudine della storiografia romana: riprendere il racconto dal momento in cui si era interrotta la narrazione di uno storico precedente. Per Sallustio questo storico Lucio Cornelio Sisenna (ca 118-67 a.C.), che in ventitr libri aveva tracciato la storia di Roma dalla guerra sociale (91 a.C.) alla morte di Silla. I frammenti pervenuti e il loro contenuto L opera avr una grandissima influenza sulla storiografia successiva e verr letta e conosciuta almeno fino al V secolo. A noi restano soltanto dei frammenti: quelli pi estesi comprendono quattro discorsi (le orazioni di Marco Emilio Lepido e Lucio Marcio Filippo in Senato, l orazione di Gaio Aurelio Cotta T17, e il discorso alla plebe di Licinio Macro) e due lettere, una di Pompeo e una di Mitridate ( T18); in quest ultima vengono espresse le lamentele dei popoli sottomessi a Roma e la convinzione che i Romani agiscano solo per sete di ricchezze e di potere. In quest opera il pessimismo sallustiano appare ancora pi evidente: a diffe- renza di quanto aveva affermato nel Bellum Iugurthinum, ora Sallustio fa risalire la corruzione dei costumi e la discordia interna all epoca precedente lo scontro con Cartagine, rinunciando cos all idealizzazione della Roma del passato (resta valida, invece, l idea per la quale i rari periodi di concordia interna si devono al metus hostilis, al timore di un nemico esterno). A parte poche e sporadiche eccezioni, la politica gestita da avventurieri privi di scrupoli e inquinata dalla ricerca dell interesse personale e la concordia civile minata dagli scontri tra fazioni. Le opere spurie Tra le opere di Sallustio sono stati tramandati anche alcuni testi non autentici: una Invectiva in Ciceronem ( Invettiva contro Cicerone ), considerata autentica dal re- tore Quintiliano (seconda met del I secolo d.C.), ma ritenuta quasi certamente spuria dagli studiosi moderni, secondo i quali potrebbe essere stata scritta in et augustea. Sicuramente un falso, risalente forse al I secolo d.C., la speculare Invectiva in Sallustium, attribuita a Cicerone. False sono probabilmente anche le Epistulae ad Caesarem senem de re publica ( Lettere a Cesare anziano sullo Stato ), che, in uno stile che imita quello sallustiano portandolo all eccesso, criticano Cicerone e consigliano a Cesare di combattere la corruzione della nobilt , riconciliare le fazioni e restituire la pace e la libert . 3. Lo stile Una prosa seria e severa Quello di Sallustio uno stile denso, mosso, spezzato, una seria et severa oratio, come la definisce nel II secolo d.C. Aulo Gellio (Noctes Atticae XVII, 18), riconducibile alle quattro categorie di brev tas*, inconcinn tas*, grav tas e variatio*. Molto apprezzata dagli autori successivi bench fondata su canoni opposti 630