LA CRISI DELLA REPUBBLICA E LE GUERRE CIVILI parole che non muoiono Sallustio Post gloriam invidiam sequi «Dopo la gloria viene immediatamente l invidia» Cos Sallustio commenta i successi di Metello nella guerra contro Giugurta (Bellum Iugurthinum 55, 3). La frase riflette il topos per il quale inevitabile che coloro che raggiungono il successo siano oggetto di invidia, presente costantemente dalle letterature antiche fino ai giorni nostri: esistono tanto in italiano quanto nelle altre lingue europee proverbi che affermano che non c gloria senza invidia . Cuiuslibet rei simulator ac dissimulator «Simulatore e dissimulatore di qualsiasi cosa» Questa la descrizione di Catilina che Sallustio offre in De Catilinae coniuratione (5, 4) e costituisce anche la prima attestazione del termine latino dissimulator. Questa frase nota ancora oggi e, attraverso l endiadi simulator ac dissimulator, indica l archetipo di colui che in grado di ingannare su tutto: finge su ci che non sicuro (simulator) e nasconde ci che sicuro (dissimulator), secondo l interpretazione dei due termini data dal vescovo e teologo Isidoro di Siviglia (VI-VII secolo d.C.). Concordia parvae res crescunt, discordia maxumae dilabuntur «Con la concordia le piccole cose crescono, con la discordia le pi grandi vengono meno» Questa massima deriva dal Bellum Iugurthinum (10, 6) dove rivolta dal re Micipsa ai figli Aderbale e I mpsale e al nipote Giugurta nel tentativo di mantenere la pace. Ha grandissima fortuna sin dall antichit , durante il Medioevo e fino all et contemporanea. Ancora oggi l idea che la concordia dia stabilit sia nel pubblico sia nel privato ben presente, come nel caso del proverbio italiano l unione fa la forza , che ha corrispettivi in tutte le lingue europee. 634 Manoscritto del Bellum Iugurthinum conservato nella Biblioteca Vaticana. Divitiarum et formae gloria fluxa atque fragilis est «La gloria delle ricchezze e della bellezza passeggera e fragile» Il proemio del De Catilinae coniuratione (1, 4) riporta un topos molto celebre: la bellezza fisica e i beni materiali sono instabili e precari. Il concetto si ritrova in Ovidio e in vari altri poeti di et augustea, e poi stabilmente fino alle letterature moderne (per esempio nel sonetto 248 di Petrarca, v. 8: «Cosa bella mortal passa e non dura») e contemporanee, anche in associazione alla vita effimera dei fiori, come nella Canzone di Marinella di Fabrizio De Andr : «E come tutte le pi belle cose / vivesti solo un giorno come le rose».