L autore Plauto 1. La vita Le origini e il nome Come quasi tutti gli autori della letteratura latina arcaica, anche Plauto non di origine romana. Non proviene neanche da un area italica profonda- PLAUTO mente grecizzata, come Livio Andronico ( p. 43) o Ennio ( p. 51): secondo le fonti Nasce a S rsina tra il 255 e il 250 a.C. origine parte dell Umbria, non lontano dal confine con i Galli, oggi compresa nella Si hanno poche notizie su Plauto, ma certo che fosse un cittadino libero antiche sarebbe originario di S rsina, cittadina sull Appenino tosco-romagnolo, in provincia di Forl -Cesena; parla dunque umbro (forse mescolato con elementi gallici) e il latino per lui una lingua appresa (ma potrebbe anche essere stato bilingue). Non siamo sicuri di quale sia il suo vero nome: gli antichi lo citano semplicemen- te come Plautus, forma romanizzata del nome umbro Plotus, mentre nel palinsesto Ambrosiano, il pi antico codice plautino conservato (IV-V secolo d.C.), il nome del poeta riportato come T. Maccius Plautus, con i tria nomina caratteristici dell u- so romano. La forma attestata dall Ambrosiano sembra per un aggiustamento po- autore di commedie di successo, ventuno secondo Varrone Muore nel 184 a.C. steriore, in cui Maccius deriverebbe da Maccus, un personaggio tipico dell atellana ( p. 41), mentre Plautus potrebbe significare dai piedi piatti , ma secondo alcuni il nome alluderebbe non tanto a una caratteristica fisica, quanto alla recitazione a piedi nudi in qualit di attore di farse. Un cittadino libero Ben poco sappiamo della vita di Plauto: sembra certa la data di morte, il 184 a.C., mentre, per quanto riguarda la nascita, fa fede la notizia riporta- ta da Cicerone nel Cato maior (14, 50), secondo la quale il commediografo avrebbe scritto lo Pseud lus gi vecchio: poich questa commedia databile al 191 a.C. e per i Romani la vecchiaia cominciava a sessant anni, si presume che il poeta sia nato tra il 255 e il 250 a.C. Sicuramente Plauto un cittadino romano libero: la notizia riportata da Aulo Gel- lio (II secolo d.C.) e ripresa anche da Girolamo (IV-V secolo d.C.), secondo cui il poeta sarebbe stato ridotto in schiavit per debiti e costretto a girare la macina di un mulino, sembra un invenzione ispirata alle sue commedie. VIVA VOX lezione multimediale La commedia a Roma: Plauto su scuola.edulia.it L EPITAFFIO DI PLAUTO Nel capitolo 24 del primo libro delle Noctes Atticae, l erudito Aulo Gellio (II secolo d.C.) riporta l epitaffio (breve componimento in versi inciso su una lapide sepolcrale) che lo stesso Plauto avrebbe scritto per s stesso. Postquam est mortem aptus Plautus, Comoedia luget, Scaena est deserta, dein Risus, Ludus Iocusque et Numeri innumeri simul omnes conlacrimarunt. che venga ricordata, con l espressione Numeri innumeri (lett. i ritmi innumerevoli ), la straordinaria maestria e variet ritmica dei suoi testi: uno degli elementi di maggiore originalit , come vedremo, dell arte plautina rispetto ai modelli greci. Ora che Plauto morto, la Commedia in lutto, la Scena deserta, e il Riso, lo Scherzo, la Comicit e i Versi infiniti lo piangono insieme. (trad. M. Manca) In realt molto probabile che questo epitaffio sia un omaggio postumo al poeta scritto da altri. Significativo Ritratto di Plauto, XVII sec. Parigi, Biblioth que Nationale. 65