Pensare l altrove La ricerca di luoghi sempre nuovi L aspirazione all altrove pu prendere anche la forma, in un determinato tipo di persone, di un ossessiva ricerca di luoghi sempre nuovi, al fine di liberarsi di un inquietudine che tuttavia, essendo connaturata all animo di questi viaggiatori seriali , di fatto non li abbandona mai: soltanto il saggio, come scrive il filosofo Seneca (4 a.C.-65 d.C.), vissuto nella prima et imperiale, in pace con s stesso dovunque si trovi e non ha bisogno, dunque, di cambiare sempre luogo. Un bisogno, questo, che pu , tuttavia, anche essere qualcosa di positivo, in quanto legato non a una forma di disagio esistenziale o a un disturbo psicologico, come diremmo in termini moderni , bens a un bisogno profondo, non necessariamente negativo, di un individuo: il viaggiatore , come scrive Hermann Hesse, non , e non vuole essere, per forza un saggio , e per lui meglio cercare e mai trovare piuttosto che restare nei luoghi familiari. T3 La felicit in ogni luogo Seneca Epistulae ad Lucilium 28, 1-5 Negli scritti filosofici di Seneca, e in particolare nelle Epistole a Lucilio, l ossessiva ricerca di sollievo dal male di vivere attraverso sempre nuovi viaggi e spostamenti viene considerata sintomo di un profondo disagio esistenziale, dell impossibilit di liberarsi del «peso che ci opprime e che diventa pi gravoso col nostro stesso agitarci» (epistola 28, 3). Lucilio ha compiuto un lungo viaggio e ha visitato moltissimi luoghi diversi; eppure non riuscito a liberarsi «della tristezza e della noia». La risposta al disagio, alla noia e al «fastidio di s stessi» (De tranquillitate animi 2, 7) da cercare, secondo Seneca, non al di fuori, bens all interno di noi stessi (in interiore homine habitat veritas, scriver pi tardi sant Agostino): invece di «essere altrove», bisogna cercare di «essere un altro» (non aliubi sis oportet sed alius [epistola 104, 8]). Tu credi che sia capitato solo a te, e ti meravigli come di un fatto strano di non essere riuscito a liberarti della tristezza e della noia, malgrado i lunghi viaggi e la variet dei luoghi visitati. Il tuo spirito devi mutare, non il cielo sotto cui vivi. Anche se attraversi il vasto oceano; anche se, come dice il nostro Virgilio, «ti lasci dietro 5 terre e citt »,1 dovunque andrai ti seguiranno i tuoi vizi. Disse Socrate ad uno che si lamentava per lo stesso motivo: «Perch ti meravigli che non ti giovino i viaggi? Tu porti in ogni luogo te stesso; t incalza cio sempre lo stesso male che t ha spinto fuori». Che giovamento pu darti la variet dei paesaggi o la conoscenza di citt e luoghi nuovi? Tale sballottamento non serve a nulla. Chiedi perch tu non trovi 10 sollievo nella fuga? Perch tu fuggi sempre in compagnia di te stesso. Nessun luogo ti piacer finch non avrai abbandonato il peso che hai nell animo. Pensa che il tuo stato corrisponde a quello che il nostro Virgilio attribuisce alla profetessa invasata dal nume, traboccante di un ispirazione che non procede da lei: «La profetessa si dibatte furiosa, nello sforzo di scuotere da s l azione del dio».2 Tu corri qua e l per 15 cacciare via il peso che ti opprime e che diventa pi gravoso col tuo stesso agitarti. 1. «ti lasci dietro terre e citt »: Virgilio, Eneide III, 72. 2. «La profetessa dio»: Virgilio, Eneide VI, 78-79. La profetessa la Sibilla cumana. 329