DALLA GUERRA CIVILE AL PRINCIPATO anni dell esilio: dopo la morte di Augusto (14 d.C.), Ovidio spera infatti di guadagnarsi il ritorno a Roma ridedicando il poema a Germanico e portandolo a termine. La revisione si interrompe, tuttavia, alla fine del primo libro: forse per la sopravvenuta morte del poeta, o forse perch Ovidio si rende conto che il tentativo , in ogni caso, destinato al fallimento. Per il loro argomento i Fasti sono una fonte tra le pi importanti in assoluto per la civilt e, in particolare, per la religione romana e sono sempre stati, quindi, un testo molto studiato per le informazioni che se ne possono ricavare. Al contrario, dal punto di vista letterario, il poema stato a lungo considerato tra le opere meno riuscite all interno della produzione ovidiana, per la presenza di lunghi passi di carattere tecnico , privi di un interesse propriamente poetico, e per l effetto di accumulo disordinato che pu suscitare il succedersi di una serie di brani che sono, come si detto, assai diversi tra loro sia per la forma sia per il contenuto. Negli ultimi decenni, a partire soprattutto dagli anni Novanta, alcuni studiosi hanno proposto di rivalutare, invece, gli aspetti artistici e letterari del poema, sulla base di una lettura assai innovativa, per la quale l omaggio alla politica culturale augustea sarebbe solo apparente: letti prestando maggiore attenzione agli aspetti for- mali, i Fasti si rivelerebbero, viceversa, un opera critica e polemica verso la cultura ufficiale ; il recupero dell antica religiosit popolare romana andrebbe allora visto in contrapposizione, e non in continuit , con l imposizione, da parte di Augusto, di una religione istituzionale , legata alla politica ed espressione del potere, di fatto, assoluto del princeps. Senza entrare qui nel merito di una disputa interpretativa che vede tuttora gli studiosi su posizioni assai diverse, vale la pena riflettere un momento su quanto alcune delle pi complesse opere poetiche possano dare adito a interpretazioni tanto differenti: qualunque sia l ipotesi che ci convince di pi , davvero notevole che uno stesso poema possa essere letto da alcuni critici come l opera in assoluto pi augustea di Ovidio, da altri come espressione, bench indiretta, di una sensibilit e di una visione del mondo radicalmente anti-augustee . 4. Le opere dell esilio Tristia Un autobiografia in versi La prima opera che Ovidio compone in esilio rappresentata dai cinque libri dei Tristia (titolo che significa letteralmente cose tristi ), una raccolta di elegie di argomento non pi amoroso, bens strettamente personale e autobiografico: mentre nel caso di Tibullo, di Properzio e dell Ovidio degli Amores si rimane sempre in dubbio su quanto ci sia di reale nelle vicende narrate (tanto che, come abbiamo visto, alcuni studiosi le ritengono del tutto fittizie e immaginarie p. 51), nei Tristia chiaro che il poeta parla delle proprie esperienze personali, sia pure trasposte nel linguaggio e nell immaginario della poesia, e quindi, almeno in qualche misura, trasfigurate. Nel primo libro sono rievocati l ultima notte prima della partenza da Roma ( T21), il viaggio per mare verso il luogo dell esilio, l arrivo a Tomi e l impatto con la realt e gli abitanti del posto; il secondo libro un unica, lunghissima elegia (di ben 578 versi) rivolta ad Augusto, nella quale il poeta cerca di discolparsi dalle accuse 352