L autore Livio I l ritratto di un protagonista della storia: Scipione Africano Grande rilievo nel racconto liviano dato, tra le molte figure simboliche, in particolare ai condottieri di maggiore spicco. Cos , la narrazione della seconda guerra punica dominata da due grandi personaggi: Annibale, del quale riconosciuta la grandezza ma gli sono attribuiti tutti i peggiori vizi umani ( T16), e Scipione Africano ( T18), che, a differenza del primo, non descritto in un vero e proprio ritratto, ma mostra le proprie eccezionali doti e virt nel corso dello svolgersi degli eventi. Se Annibale la negazione vivente di tutte le virt romane, Scipione ne l incarnazione: nella versione liviana il suo comportamento sempre improntato al rispetto della clementia, della fides e della pietas. Ed proprio il suo assoluto rispetto per i valori della tradizione, e in particolare della religione, a conferirgli un enorme autorevolezza e un aura quasi divina agli occhi dei soldati: «Fu infatti Scipione non solo ammirevole per reali doti, ma anche tratto fin dalla giovinezza a ostentarle con arte singolare, presentando la maggior parte delle sue azioni alla gente come ispirate da visioni notturne o suggerite da avvertimenti divini, o fosse egli stesso posseduto da superstizione, o volesse che i suoi comandi e i suoi consigli, quasi emanati dal responso di un oracolo, avessero immediata esecuzione. A tutto ci preparando gli animi fin dal principio quando prese la toga virile, non fece mai nessun atto pubblico o privato senza recarsi prima al Campidoglio, entrare nel tempio e sedervi, e, per lo pi solo, ivi in disparte passare qualche tempo. Questa sua usanza, ch egli conserv tutta la vita, fece s che alcuni prestarono fede alla credenza diffusa forse ad arte forse a caso ch egli fosse di stirpe divina [ ]. Ed egli stesso non sment mai la credenza in quei prodigi; la favor anzi con la particolare arte di non negare che ci fosse stato qualcosa di simile e neppure di apertamente confermarla. Molti altri fatti dello stesso genere, alcuni veri altri inventati, avevano nei riguardi di quel giovane ecceduto i limiti dell ammirazione che si pu nutrire per un uomo; e appunto fondandosi su quelli la citt affid allora a un et immatura una s grossa impresa e un s alto comando» (Ab Urbe condita XXVI, 19, 3-6, trad. G. Vitali). Bottega di Andrea della Robbia, Scipione Africano (particolare), 1500-1510. Vienna, Kunsthistorisches Museum. 3. Lo stile Uno stile ciceroniano Lo stile di Livio si oppone decisamente alla brev tas* e all inconcinn tas* del predecessore Sallustio. Lo storico padovano predilige infatti, soprat- tutto nelle parti artisticamente pi elaborate, un periodare ampio e articolato, con frequente ricorso alle subordinate e ai costrutti participiali, molto vicino a quello ci- ceroniano, del quale risulta per pi sovrabbondante nella costruzione dei periodi: uno stile che appare sostanzialmente in linea con quello che lo stesso Cicerone aveva sostenuto fosse il pi adatto alla storiografia («uno stile facile e sciolto, che scorra con una certa dolcezza e uniformit », De oratore II, 64, trad. G. Norcio), e che il retore Quintiliano, nella seconda met del I secolo d.C., definir con l espressione lactea STILE I periodi sono ampi ed elaborati Le scelte stilistiche e lessicali non sono uniformi La lingua urbana e a volte colloquiale ubertas ( soave abbondanza ; lacteus da lac, latte ). Disomogeneit stilistiche Data l ampiezza dell opera, tuttavia, lo stile non risulta sempre uniforme e non mancano momenti in cui Livio adotta una forma pi asciutta 467