PALESTRA DELLE COMPETENZE VERSO L ESAME TIPOLOGIA A ANALISI E INTERPRETAZIONE DI UN TESTO LETTERARIO VERSO L ESAME T24 L amicizia aiuta a perseguire l imperturbabilit tratto da Epistole a Lucilio 9, 10-12 latino italiano L epistola 9 affronta due temi cruciali nella riflessione senecana e, in generale, nelle filosofie ellenistiche: l amicizia e l imperturbabilit . All inizio dell epistola, infatti, Seneca riporta un idea espressa da Epicuro, sulla quale Lucilio gli ha chiesto il suo parere: «Tu vuoi sapere se Epicuro, in una sua lettera, a ragione biasima coloro i quali affermano che il saggio basta a s stesso e perci non abbisogna di alcun amico» (1). Seneca coglie l occasione per affrontare, congiuntamente, il tema dell amicizia, che, a differenza di quanto implica la frase epicurea, deve essere disinteressata e fine a s stessa (non importa, dunque, averne o non averne bisogno , perch un bene in s ); e quello dell imperturbabilit , che viene concepita in modo sostanzialmente diverso dagli stoici rispetto agli epicurei: «il nostro saggio superiore ad ogni male, ma lo sente; il loro neppure lo sente» (3). In questo breve estratto, Seneca si sofferma sul carattere disinteressato che la vera amicizia deve avere. «In quid amicum paras?». Ut habeam pro quo mori possim, ut habeam quem in exilium sequar, cuius me morti et opp nam et inpendam: ista quam tu describis negotiatio est, non amicitia, quae ad commodum accedit, quae quid consecutura sit spectat. Non dubie habet aliquid simile amicitiae adfectus amantium; possis dicere 5 illam esse insanam amicitiam. Numquid ergo quisquam amat lucri causa? numquid ambitionis aut gloriae? Ipse per se amor, omnium aliarum rerum negl gens, animos in cupiditatem formae non sine spe mutuae caritatis accendit. Quid ergo? ex honestiore causa coit turpis adfectus? «Non agitur» inquis «nunc de hoc, an ami«A che scopo», mi dirai tu, «ti procuri un amico?». Affinch possa avere una persona per la quale io muoia, una persona che io accompagni in esilio, che, in pericolo di morte, io salvi offrendo e sacrificando la mia stessa vita; l amicizia, di cui tu parli,1 che determinata solo dall utile e mira unicamente all interesse, non amicizia, ma un vilissimo affare. Certo c qualche rassomiglianza tra l amicizia e l amore; lo potresti definire l amicizia propria di un anima malata. Orbene esiste qualcuno che ami per interesse, per ambizione o per desiderio di gloria? L amore di per s , non curandosi di alcuna altra cosa, eccita negli animi il desiderio della bellezza assieme alla speranza di un reciproco affetto. Come dunque? Una passione vergognosa proviene da un movente pi nobile? «Ma», dirai tu, «ora 1. l amicizia, di cui tu parli: Seneca fa riferimento alla concezione epicurea dell amicizia, sulla quale Lucilio gli aveva chiesto un parere: «Il saggio, anche se basta a s stesso, vuole tuttavia avere un amico, se non altro per esercitare l amicizia, perch una virt cos bella non sia trascurata. E non al fine, a cui mira Epicuro in questa 150 stessa lettera, cio perch uno abbia chi lo assista nelle malattie o gli venga in aiuto se prigioniero o bisognoso , ma, al contrario, perch uno abbia qualcuno da assistere se malato, o da riscattare, se stato fatto prigioniero dal nemico» (par. 8).