Il disagio interiore L angoscia esistenziale Il senso di insoddisfazione per la propria esistenza pu assumere un aspetto diverso e pi profondo di quello di una costante inquietudine, trasformandosi in una vera e propria forma di angoscia, che pu essere scatenata dalle circostanze della vita la morte di un amico nel caso di Agostino, il pi importante tra i Padri della Chiesa e il massimo autore cristiano antico; le scelte compiute negli anni in quello di Lila, una delle due protagoniste della serie di romanzi L amica geniale di Elena Ferrante. Ma questa angoscia affonda le radici in un malessere connaturato alle persone che lo avvertono e forse, almeno in parte, alla societ alla quale appartengono. un angoscia che pu trovare pace soltanto a fronte di una risposta altrettanto forte: la fede cristiana nel caso di Agostino, il rapporto con la sua migliore amica Len in quello di Lila. T3 Il dolore della perdita Agostino Confessiones IV, 7, 12 In questo passo, tratto dalla sezione delle Confessiones nella quale l autore racconta il proprio percorso spirituale dagli anni della giovinezza fino alla conversione, viene descritto lo stato di profonda angoscia esistenziale che affligge senza requie l anima «spezzata e sanguinante» del giovane Agostino, il quale, afflitto per la morte di un carissimo, amatissimo amico, cerca in ogni modo, senza riuscirvi, di «sfuggire a s stesso». La risposta arriver , per lui, dalla conversione alla fede cristiana: un approdo che, tuttavia, non sarebbe stato possibile senza prima attraversare il doloroso, sconvolgente travaglio interiore descritto in pagine come questa. O follia, incapace di amare gli uomini umanamente! O stolto uomo, insofferente dei limiti delle cose umane! Come ero io a quel tempo. Ecco perch ribollivo, sospiravo, piangevo, mi turbavo e non avevo n pace n consiglio. Portavo infatti un anima spezzata e sanguinante, che non sopportava d esser portata da me, e non trovavo 5 dove posarla. Non in ameni boschetti, non in giochi e canti essa trovava pace, non in luoghi soavemente olezzanti n in lauti conviti, non nei piaceri del letto e della tavola, non infine nei libri e nella poesia. Tutto mi faceva orrore, persino la luce,1 e qualsiasi cosa non fosse lui2 m era insostenibile e fastidiosa, eccetto il gemito e il pianto: in essi soli trovavo un po di requie. Ma non appena l anima mia ne veniva 10 distolta, m opprimeva con un gran fardello d infelicit . A te, Signore, avrebbe dovuto sollevarsi, da te essere curata, lo sapevo, ma non volevo n potevo, soprattutto perch per me non eri nulla di solido e fermo quando ti pensavo. Non eri tu, infatti, ma un vano fantasma e il mio errore era il mio dio. Se tentavo di posarla l perch riposasse, scivolava via nel vuoto e ricadeva su di me, e io ero rimasto a me stesso 15 un luogo d infelicit , dove non potevo stare n allontanarmi. Dove infatti avrebbe potuto il mio cuore sfuggire al mio cuore? Dove io sfuggire a me stesso? Dove non avrei potuto seguire me stesso? E tuttavia fuggii dalla mia patria. Poich i miei occhi lo cercavano meno dove non erano soliti vederlo e da Tagaste andai a Cartagine. (trad. G. Chiarini) 1. persino la luce: all epoca Agostino aderiva al manicheismo, la dottrina religiosa che identificava il bene nella luce: davvero paradossale, di conseguenza, che egli ne abbia addirittura «orrore». 2. lui: si riferisce all amico da poco scomparso. 163