L educazione I metodi educativi Qual il modo giusto di educare i giovani? Anche questa una domanda sulla quale da sempre si sono interrogati gli insegnanti e, pi in generale, coloro che si occupano a vario titolo di educazione. Un punto cruciale legato alle punizioni corporali, che sono state a lungo la prassi, nell antichit e ancora nel Novecento, di fronte alla negligenza degli studenti o anche semplicemente ai loro errori; si tratta di metodi oggi giustamente ritenuti inaccettabili e controproducenti, ma per superarli nella pratica (e nella mentalit diffusa) ci sono voluti secoli di dibattiti e l impegno di tanti intellettuali e scrittori. Nel mondo antico rimasta esemplare la presa di posizione di Quintiliano nel suo trattato sulla formazione dell oratore, mentre in anni recenti il tema stato affrontato in chiave narrativa nel romanzo Tornare dal bosco di Maddalena Vaglio Tanet. T3 Contro le pene corporali Quintiliano Institutio oratoria I, 3, 14-16 In questo passo dell Institutio oratoria Quintiliano si pronuncia apertamente contro la pratica delle punizioni fisiche come strumento educativo, che, come egli stesso afferma, d uso, ma che viene da lui rifiutata per pi di un motivo. Innanzitutto, la giudica sconveniente e ingiuriosa, da utilizzare solo con gli schiavi, la cui scarsa considerazione non deve stupire nel mondo antico. In secondo luogo, la ritiene poco utile a stimolare miglioramenti comportamentali negli alunni, anzi la considera rischiosa, perch capace di rendere i disobbedienti ancora pi ostinati. L uso della violenza, infine, non solo poco funzionale, perch inapplicabile quando il bambino diventer un ragazzo e dovr dedicarsi a studi che richiedono una ancor maggiore dedizione, ma anche deprecabile da un punto di vista psicologico: l animo dei ragazzi risente delle percosse e rischia di subire conseguenze irreversibili. Che i ragazzi subiscano pene corporali, pur se questo l uso e Crisippo1 non vi sia contrario, proprio non vorrei: in primo luogo, perch si tratta di cosa sconveniente, buona solo per gli schiavi e sicuramente ma su ci si d accordo, se tale castigo viene usato contro discepoli pi adulti ingiuriosa; in secondo luogo, perch se 5 uno ha un indole cos ignobile, da non potersi modificare con i rimproveri, si incallir anche di fronte alle busse, come i peggiori schiavi; infine, perch non ci sar bisogno neppure di castigo, se star sempre accanto un precettore. [ ] Da ultimo, quando avrai costretto il bambino con le percosse, che cosa potrai fargli da adulto, nell et , cio , in cui queste forme di intimidazione non potran- 10 no essere usate e gli studi saranno ben pi duri? Si aggiunga il fatto che ai ragazzi percossi sono capitati, per dolore o per paura, molti inconvenienti indecorosi a dirsi e destinati ad essere motivo di vergogna per l avvenire: col risultato di creare un complesso di timidezza che li scoraggia, li abbatte e suggerisce loro la noia della vita e il desiderio del suicidio. E davvero, se troppo scarsa stata la cura nella 15 scelta dei sorveglianti e dei precettori, fa persino vergogna dire per quali infamie 1. Crisippo: filosofo stoico greco vissuto nel III secolo a.C. 349