DAI FLAVI A CARACALLA L incoronazione poetica di Giovenale, illustrazione sul frontespizio della traduzione di John Dryden delle Satire, 1711. realt rifiutando la falsit del mito, ma la sua satira d voce a un attualit mostruosa nel vizio e nella corruzione: una realt che l indignatio traduce in poesia come atto di condanna irreversibile. Ne un esempio il passo nel quale la matrona fa frustare gli schiavi mentre intenta alle occupazioni quotidiane: «Fa frustare, e intanto si spalma il viso, ascolta le amiche o esamina l orlo dorato di una veste ricamata, e gi colpi, ricontrolla le righe del lungo resoconto delle spese giornaliere, e gi colpi» (Satire 6, 481-484, trad. B. Santorelli), dove l epifora* et caedit et caedit (lett. e picchia e picchia ) esprime l incessante, crudele ripetersi dell azione. Lingua e stile sono molto vicini ai toni dell epica e del teatro tragico ma, soprattutto a livello di scelte lessicali, Giovenale combina sia elementi propri del linguaggio basso (idoneo a esprimere le bassezze morali del presente) e della lingua colloquiale, sia grecismi o parole di origine straniera, con un gusto che in parte corrisponde a un interesse per l esotico , ma che soprattutto fina- lizzato a rendere nel testo il caos della societ romana, la sua commistione di popoli e vizi, dei quali i versi di Giovenale forniscono come delle istantanee. STILE influenzato dallo stile delle orazioni: le Satire sono costellate di figure retoriche e massime L indignatio resa attraverso una commistione di toni: a uno stile epico e tragico si affiancano colloquialismi ed esotismi L espressionismo stilistico vuole rappresentare la caotica societ romana I toni generali sono cupi e tragici Uno stile potente e declamatorio A livello retorico la costruzione del verso e delle se- quenze narrative risente dell oratoria e della pratica delle declamazioni, perci le tirate polemiche sono impostate secondo strategie sostanzialmente estranee al sermo oraziano. Giovenale ricorre con frequenza a perifrasi*, iperboli*, ossimori*, anafore*, antitesi*, ellissi*, apostrofi*, interrogative retoriche e introduce spesso delle massime sentenziose di forte impatto per il pubblico dei lettori («non c infamia pi grande del preferire la vita alla dignit , e del perdere, per amor della vita, ogni ragione di vivere», Satire 8, 83-84, trad. B. Santorelli T7). Nell insieme emerge uno stile potente, che fa della satira di Giovenale una satira tragica , dunque dai toni accesi, cupi e negativi, come buia la realt che la anima. 4. La fortuna Il Medioevo La fortuna del testo di Giovenale nel Medioevo emerge soprattutto nella produzione di scolia (vale a dire annotazioni ai margini di codici manoscritti) e nella presenza di citazioni. Dante (1265-1321) lo menziona in Purgatorio XXII, 13-14 tra i personaggi che sono nel Limbo, mentre Geoffrey Chaucer (1340/1345-1400) nel Racconto della donna di Bath, uno dei Racconti di Canterbury, citando (ai vv. 11911194) il v. 22 della satira 10: «canter davanti al ladro il viandante con le tasche vuote», che diviene «the poore man, when he goes by the way / before the thieves he may sing and play». 364