l incontro con l autore Tacito T1 L incendio di Roma tratto da Annales XV, 38 latino italiano Nel luglio del 64 d.C. scoppi a Roma un terribile incendio, che infuri per ben sei giorni distruggendo gran parte della citt e provocando danni incalcolabili; quasi immediatamente si diffuse la voce che fosse stato Nerone a far appiccare le fiamme, o che addirittura mentre il fuoco infuriava avesse intonato un poema sulla caduta di Troia, volendo in questo modo paragonare il destino delle due citt . Il racconto di Tacito, una delle fonti principali sull accaduto, riesce a restituire a un tempo l indomabilit dell elemento naturale, il panico dei cittadini e i dubbi sulle responsabilit dell imperatore. 1. Sequitur clades, forte an dolo principis incertum (nam utrumque auctores prodid re), sed omnibus, quae huic urbi per violentiam ignium acciderunt, gravior atque atrocior. [ ] 3. Impetu pervagatum incendium pla5 na primum, deinde in edita adsurgens et rursus inferiora populando anteiit remedia velocitate mali et obnoxia urbe artis itineribus hucque et illuc flexis atque enormibus vicis, qualis vetus Roma fuit. 1. Segu un disastro, non si sa se dovuto al caso, oppure alla perfidia di Nerone, poich gli storici interpretarono la cosa nell un modo e nell altro. certo per che questo incendio per la sua violenza ebbe effetti pi terribili e spaventosi di tutti gli incendi precedenti. 3. Spinto dalla violenza l incendio si diffuse dapprima nei luoghi piani, poi sal ai colli e poi di nuovo invase devastando i luoghi bassi e con la sua rapidit prevenne ogni possibilit di rimedio, poich il fuoco si appiccava con estrema facilit alle vie strette e tortuose ed agli immensi agglomerati di case della vecchia Roma. 1. Sequitur clades atrocior Sequitur cla des: la narrazione comincia con due sole parole, in modo asciutto e quasi brusco, per poi rivelare a poco a poco tutta la gravit dell accaduto. forte an dolo principis: variatio*, per cui le due ipotesi sono espresse con un avverbio (forte) e un ablativo di causa (dolo). incertum: sott. est; l aggettivo regge la precedente interrogativa indiretta disgiuntiva. prodid re: terza persona plurale dell indicativo perfetto di prodo, forma alternativa di prodid runt. omnibus: secondo termine di paragone, da collegare ai successivi comparativi gravior atque audio lettura BREV TAS Lo stile di Tacito, in particolare in corrispondenza dell apertura di questi paragrafi, si caratterizza per una prosa asciutta, che riduce al minimo gli elementi che compongono le proposizioni. Questa scelta illustra una delle sue principali caratteristiche, la brev tas, che apre poi all espansione del discorso attraverso l aggiunta di ulteriori segmenti sintattici. VARIATIO Coerentemente con la ricerca di un periodare che rifiuta l armonia sintattica, Tacito fa largo uso del modulo della variatio, che evita l attesa simmetria all interno di una correlazione, per esempio associando un avverbio e un sostantivo in ablativo (forte dolo), oppure un participio presente (adsurgens) e un gerundio (populando). atrocior. quae acciderunt: l intera relativa una lunga perifrasi* per indicare gli incendi precedenti ; l impiego di simili perifrasi una caratteristica tipica dello stile di Tacito, talvolta utilizzata per evitare il ricorso a sostantivi tecnici o inadatti al genere storiografico. 3. Impetu Roma fuit Impetu: ablativo di modo. pervagatum: sott. est, perfetto deponente con valore attivo da pervagor e regge il complemento oggetto plana. pri mum, deinde: prima poi . adsurgens populando: costruisci: adsurgens in edita et rursus populando inferiora. Si tratta di un al- tro caso di variatio: dopo il participio presente adsurgens ci si aspetterebbe un secondo participio coordinato, ma Tacito ricorre invece all ablativo del gerundio populando (da populor). anteiit remedia: anticip le contromisure ; metafora* medica. veloci tate mali: lett. per la rapidit della sciagura ; complemento di causa. obnoxia urbe: poich la citt era vulnerabile , ablativo assoluto nominale che varia il precedente complemento di causa velocitate all ablativo semplice. 417