PERCORSO TEMATICO Gli esiliati Ancora diversa la condizione che riguarda coloro che sono costretti ad andare in esilio, a vivere dunque in un luogo che non il loro, confrontandosi, oltre che con la privazione della libert e con le difficolt pratiche della vita di tutti i giorni lontano da casa, con una comunit che non la propria: un incontro che pu essere traumatico, come avviene nel caso di Ovidio esiliato a Tomi sul Mar Nero, dove il poeta non riesce neanche a comunicare con gli abitanti del posto, ricavandone un senso di totale estraneit e alienazione; oppure tradursi, viceversa, nella creazione di nuovi legami sociali, come racconta Natalia Ginzburg nel racconto Inverno in Abruzzo, tratto dalla raccolta Le piccole virt . T5 «Qui il barbaro sono io» Ovidio Tristia V, 10, 27-50 In un elegia scritta in occasione del terzo anniversario dell arrivo nell esilio di Tomi (siamo nell inverno tra il 12 e il 13 d.C.), Ovidio descrive la propria disperazione e afferma di essere ormai giunto quasi a impazzire per la sofferenza e il senso di alienazione causati, ancor pi che dalla lontananza da Roma, dall inospitalit del luogo nel quale costretto a vivere e dall impossibilit di comunicare con gli abitanti, i Geti, che non capiscono la sua lingua: in questo posto remoto ai confini del mondo, Ovidio stesso a sentirsi un diverso, un barbaro . Poco ci difendono le fortificazioni della rocca e all interno tuttavia una folla barbara mescolata ai greci incute spavento. Poich i barbari abitano confusi con noi senza alcuna distinzione e occupano anche la maggior parte delle case. E se anche non li temi, puoi averne orrore al vedere quei corpi coperti di pelli e da una lunga 5 capigliatura. E anche quelli che si crede siano discesi da una citt greca, anzich il vestito patrio portano le brache persiane.1 Essi parlano tra loro una lingua comune: e attraverso i gesti io debbo farmi capire. Qui il barbaro sono io, che nessuno capisce, e stolidi i Geti ridono alle parole latine, e in mia presenza e senza timore parlano spesso male di me e mi rinfacciano forse l esilio; e, come avviene, ogni vol- 10 ta che, quando dicono qualcosa, faccio cenno di negare o approvare, mi ritengono pazzo. Si aggiunga che si amministra con la rigida spada una ingiusta giustizia e che il sangue scorre spesso in mezzo alla piazza.2 O dura Lachesi3 che, essendo cos funesta la mia stella, non ha dato un filo pi breve alla mia vita! Non vedere il volto della patria e il vostro volto, o amici, ed essere qui in mezzo alle genti scitiche4 il 15 mio lamento, l una e l altra dura pena. Ho meritato s di essere lontano da Roma, ma non ho meritato forse di vivere in un tale luogo. (trad. R. Mazzanti, con adattamenti) 1. E anche persiane: l abbigliamento che, agli occhi del poeta, appare barbarico proprio anche degli abitanti di Tomi di stirpe greca. 2. si amministra alla piazza: probabile 494 riferimento alla pratica (detta ordalia) di risolvere le controversie per mezzo di duelli, lasciando la decisione al giudizio divino. 3. Lachesi: una delle tre Parche, che filavano il destino dei mortali. 4. genti scitiche: con il nome di Sciti venivano genericamente chiamate le popolazioni nomadi stanziate a nord del Mar Nero e del Mar Caspio, fino all Asia orientale.