DAI FLAVI A CARACALLA parole che non muoiono Apuleio Parit enim conversatio contemptum, raritas conciliat admirationem «L intimit genera disprezzo, la rarit dei rapporti favorisce l ammirazione» La frase (De deo Socratis 4) riflette l idea, diffusa anche ai nostri giorni, per la quale la familiarit dei rapporti produce un indebolimento dell interesse reciproco, laddove invece la loro rarit lo accresce. Il concetto, riferito talvolta a ci che facile da ottenere, ha molta fortuna nelle culture e letterature successive, come per esempio nel Don Chisciotte di Miguel de Cervantes (1547-1616): lo que cuesta poco se estima en menos ( ci che costa poco si apprezza di meno ). Ars aemula naturae Cucurbitae caput non habemus «L arte imita la natura» «Non abbiamo una testa di zucca» L espressione apuleiana (Metamorfosi II, 4) ritorna nella letteratura latina successiva, ma l idea che la rappresentazione artistica sia imitazione di attivit naturali gi presente nel pensiero greco (per esempio nei filosofi Democrito e Aristotele, vissuti rispettivamente nel V e nel IV secolo a.C. circa). Questa concezione ben presente nella cultura moderna e contemporanea: il caso di Oscar Wilde (Aforismi, 407), che riteneva che fosse la vita a dover imitare l arte e non il contrario. La frase (Metamorfosi I, 15), utilizzata da Apuleio come una rivendicazione di intelligenza e in generale di acume, si rif a un immagine piuttosto diffusa nell antichit . Nell Apokolok nthosis di Seneca, per esempio, la zucchificazione costituisce una parodia della tradizionale apoteosi degli imperatori ai danni di Claudio, deriso per la sua supposta scarsa acutezza mentale. Ancora oggi esistono paragoni analoghi con il mondo vegetale, come essere una testa di rapa . Cave, ne nimia mellis dulcedine diutinam bilis amaritudinem contrahas «Bada di non ottenere con l eccessiva dolcezza del miele la lunga amarezza della bile» Nelle Metamorfosi (II, 10) questo avvertimento rivolto a Lucio dopo un bacio. L idea che il miele, assunto in quantit eccessive, possa trasformarsi in fiele dunque che l eccesso di dolcezza diventi amarezza gi presente nella letteratura greca (per esempio, in un epigramma dell Antologia Palatina: XVI, 16). Questa suggestione ha poi fortuna nella letteratura cristiana e si ritrova ancora in et contemporanea. Lucio si trasforma in asino, illustrazione di un manoscritto delle Metamorfosi, XIV sec. Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana. 510