DAL TARDOANTICO AL MEDIOEVO 3. Lo stile STILE E LINGUA Variano a seconda delle circostanze, dei contenuti, del tipo di pubblico di ciascuna opera Nelle Confessiones il periodare franto e ricco di interrogative e figure retoriche Nel De civitate Dei prevale la concinn tas ciceroniana I Sermones impiegano espressioni popolari e un lessico tipico della lingua d uso In tutte le opere Agostino ricorre a un latino cristiano frutto di contaminazioni dall ebraico e dal greco e arricchito di riqualificazioni semantiche di termini gi in uso Le opere maggiori Agostino autore versatile e attento al tipo di pubblico cui destinata la sua opera: pochi autori come lui sono stati capaci di modificare il loro registro espressivo a seconda delle circostanze. Le Confessiones, in particolare, dimostrano una eccezionale originalit stilistica: la pagina di Agostino tesa a restituire l intimit del dialogo con Dio ed caratterizzata da una sintassi franta e paratattica, dalla frequenza di invocazioni e interrogazioni, da un ricorso sistematico alle figure retoriche (metafore*, anafore*, antitesi*, ossimori*), da un ritmo che muta continuamente. Nel De civitate Dei, opera nella quale l autore si rivolge a un pubblico colto e affronta un argomento di vasto respiro dottrinale e filosofico, lo stile si fa pi arioso, la scelta dei termini pi ricercata e si ha una costante ricerca della concinn tas*, ovvero di un espressione armoniosa, semplice ed elegante, basata su una equilibrata disposizione delle parole, secondo il modello ciceroniano. L uso della lingua del popolo nei Sermones Nelle opere dogmatiche lo stile si fa pi arduo e sostenuto, mentre nei Sermones, nei quali deve rivolgersi a un pubblico ampio e non necessariamente colto, Agostino non disdegna espressioni colloquiali e termini tratti dalla lingua d uso, dei quali teorizza esplicitamente l impiego: «quan- do una parola non pu essere di buon latino se non a patto di risultare oscura o ambigua e invece si evita ogni ambiguit e oscurit parlando in modo popolare, in questo caso il buon maestro si dar tanta cura di insegnar bene da esprimersi al modo non delle persone colte ma di quelle ignoranti. [ ] A che serve la purezza dell espressione, se l ascoltatore non comprende, dato che non ci sarebbe addirittura motivo di parlare, se quelli ai quali parliamo perch capiscano, non capiscono ci di cui parliamo?» (De doctrina Christiana 10, 24, trad. M. Simonetti). Le peculiarit del latino cristiano Nelle opere del vescovo di Ippona emerge quel latino cristiano che caratterizza la letteratura della nuova religione, con il lessico che risulta arricchito da ebraismi (per esempio Pascha, Pasqua ) e grecismi. Questi ultimi sono per lo pi traslitterazioni di termini gi in uso nei primi testi cristiani in greco, come ecclesia ( assemblea ), baptisma ( battesimo ), apostolus ( apostolo ), episcopus ( vescovo ), angelus ( angelo ); lo stesso nome di Cristo (Christus) una traslitterazione del greco Christ s, che significa l unto [del Signore] . Vi sono poi molti neologismi semantici, cio parole gi in uso nel latino classico che vengono utilizzate in un accezione nuova: per esempio i sostantivi fides, che da lealt passa a significare fede in Dio ; salus, che da salvezza diventa salvezza spirituale ; e peccatum, che da errore/delitto diventa violazione della legge divina . Anche la sintassi riflette l influenza del greco (per esempio nella frequenza delle proposizioni dichiarative introdotte da quod, quia o quoniam) e dell ebraico (in espressioni come in saecula saeculorum, nei secoli dei secoli , dove la ripetizione del genitivo indica totalit , come nella corrispondente espressione ebraica). 608