DAL TARDOANTICO AL MEDIOEVO parole che non muoiono Agostino In interiore homine habitat veritas Tolle lege, tolle lege! «La verit risiede nell intimo dell uomo» «Prendi e leggi, prendi e leggi!» Questa famosissima frase di Agostino (De vera religione 39, 72) afferma che nella parte pi profonda e intima dell essere umano che possibile trovare la verit . L affermazione, che ha avuto grandissima fortuna ( stata citata anche da papa Giovanni Paolo II nell enciclica Fides et ratio), riprende, variandolo, un concetto presente in san Paolo (Lettera agli Efesini 3, 14-19), per il quale Cristo abita nell animo umano. Nelle Confessiones (VIII, 12, 29) Agostino, tormentato dal dissidio interiore, esortato da una voce misteriosa ad aprire e leggere le Sacre Scritture con questa esclamazione, e si imbatte cos in un passo della Lettera ai Romani di san Paolo (13, 13-14) in cui si esorta ad abbandonare la sregolatezza per il dominio di s . La frase, molto studiata, riprende una formula greca di ambito giuridico, ma negli anni successivi e ancora in et contemporanea molto nota proprio per l utilizzo che ne fa Agostino. Adversus aerem certare «Combattere contro l aria» Agostino trae questa espressione (De agone Christiano 5, 5), che indica una battaglia vana, perch combattuta contro un nemico inesistente, dalla Prima lettera ai Corinzi di san Paolo (9, 26). La frase ha grande fortuna, arrivando fino ai giorni nostri: allo stesso concetto si riferisce l immagine del combattere contro i mulini a vento , caratteristica del protagonista del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes (1547-1616), che a sua volta diventata per noi proverbiale. Humanum fuit errare, diabolicum est per animositatem in errore manere «Errare fu umano, restare nell errore con perseveranza diabolico» da questa frase di Agostino (Sermones 164, 14) che deriva il famosissimo proverbio errare umano, perseverare diabolico . Il concetto ha in realt precedenti nella letteratura romana pagana: nelle Philippicae (XII, 2, 5) Cicerone afferma che proprio di ogni individuo commettere errori, ma solo dello stolto perseverare nello sbaglio; Orazio nell Ars poetica (355-356 d.C.) descrive il citaredo che sbaglia sempre sulla stessa corda e che per questo viene inevitabilmente deriso. La frase arriva ai giorni nostri mantenendo intatta la sua fortuna, che passa anche per il Medioevo una variazione dell espressione presente, per esempio, nelle massime attribuite a Beda il Venerabile (672/673-735 d.C.), Dottore della Chiesa e uno dei pi grandi eruditi medievali e l Et moderna. Sandro Botticelli, Nativit mistica (particolare), 1501. Londra, National Gallery. 610