L ETÀ GIULIO-CLAUDIA questa. Ci gli consente di ridimensionare tutte le disgrazie, valutandole per quello che sono: piccolezze ininfluenti per la sua serenit . In tal modo il saggio affronta la sorte ad armi pari, consapevole di possedere, in caso estremo, un arma invincibile: il suicidio. La morte non potr pi nulla se le togliamo l unica cosa su cui ha potere, e cio il corpo. Non poche lettere finiscono dunque con il tessere un apologia del suicidio, anche se Seneca pone molte limitazioni a questa scelta estrema: perch il saggio deve saper sopportare i mali eroicamente, perch la sua vita sempre utile per l umanit , perch questa scelta va fatta solo in assenza di qualsiasi altra via d uscita, e non come fuga dettata dalla codardia o dal timore. 5. Le tragedie TRAGEDIE Sono scritte in metri vari e suddivise in atti e cori Non si sa se siano state scritte per la rappresentazione o per la lettura I soggetti tragici sono tratti dalla saga tebana e da quella micenea Il protagonista, in preda a passioni incontrollate, come l ira e la brama di potere, incarna un vizio portandolo all estremo Prevale un forte gusto del macabro Il regno del male La tensione e l esortazione verso la virt che pervadono le opere in prosa sono sostituite nelle tragedie dal dominio assoluto del male, della passione (quasi sempre l ira) cieca, totalizzante e distruttiva. In queste opere che, com ovvio, riflettono norme e gusto del genere letterario non si pu pretendere di ritro- vare una perfetta coerenza con i princ pi stoici enunciati nella produzione in prosa. Attraverso di esse, inoltre, Seneca sembra voler rappresentare l altra faccia del cosmo, ossia il mondo precipitato nel caos a seguito della perversione umana innescata dalla brama di potere. Testi da recitare o da leggere? Le tragedie di Seneca sono le uniche della letteratura latina classica giunte fino a noi; per lungo tempo, fino al XVII secolo, furono attribu- ite a un omonimo. Sono scritte in metri vari (in particolare, ricorre il trimetro giambico nelle parti dialogiche) e sono suddivise in atti (sezioni narrative o dialogiche) intervallati da cori (sezioni riflessive o digressioni). Ancora non si riusciti, nonostante l imponente lavoro critico, a determinare se questi testi, piuttosto carenti sul piano della tecnica teatrale, siano stati effettivamente rappresentati oppure concepiti per la sola lettura, magari drammatizzata, cio recitata ; fa propendere per questa seconda ipotesi la mancanza di chiare indicazioni relative tanto all entrata e all uscita dei personaggi, quanto all inizio dei loro discorsi; inoltre, contrariamente all uso antico, molti avvenimenti macabri sono rappresentati in scena. Nonostante l impossibilit di arrivare a risposte certe, fuori discussione il fatto che le tragedie abbiano esercitato un fascino e una suggestione notevoli anche come modelli di scrittura teatrale, come dimostra la fortuna ininter- rotta di cui hanno goduto, soprattutto nel Seicento ( p. 75). Nulla dato sapere sulla cronologia di queste opere, intorno alle quali sono fio- rite le ipotesi pi diverse: esercizi giovanili, scritti educativi rivolti a Nerone, testi di critica della tirannide Ogni collocazione in un determinato periodo della vita dell autore cambia completamente la prospettiva interpretativa dei testi. Come quella dei Dialoghi, la successione dei titoli nei codici che ci tramandano l opera di Seneca non dovuta all autore, e dunque non di aiuto; l analisi formale, fondata sullo studio della struttura compositiva e di alcuni tratti peculiari come l alternanza di metri diversi, ha permesso di individuare dipo e Tieste come le due tragedie pi curate, mature e felici dal punto di vista stilistico, dunque probabilmente fra le ultime composte dall autore. 64