L autore Seneca 8. I temi Il saggio e gli stolti Due categorie La filosofia stoica ( p. 70) suddivide l umanit in due categorie: il saggio e gli stolti. Nella prima vi sono individui unici, vicini alla perfezione, di cui si ricordano pochissimi esempi nella storia (fra cui Socrate e Catone Uticense): com- prendendo la vera essenza di ogni cosa, essi conducono un esistenza piena e inattac- cabile da vizi e passioni, non provano timore, speranza o attaccamento per ci che al di fuori di loro, al punto da considerare indifferente persino il momento della morte, poich hanno gi raggiunto la perfezione. Vivono dunque una condizione di perfetta felicit . Il saggio ha evidentemente caratteristiche divine: anzi, secondo Seneca addirittura superiore al dio, perch questi perfetto per natura, mentre il saggio lo per merito personale; l unico aspetto che li differenzia la durata nel tempo, eterna nel primo caso, limitata nel secondo. Tutti gli altri appartengono alla seconda categoria, quella degli stolti, che si lasciano governare dalle apparenze, e sono perci schiavi delle passioni, succubi del timore (della morte, in particolare) e dunque perennemente infelici. pi una Il filosofo considera tuttavia anche una sorta di figura intermedia fra saggio e stolto, e cio il proficiens o individuo in cammino , uno stolto che cerca di emergere dalle oppressioni del vizio valorizzando la ragione, aspirando dunque alla meta ideale della saggezza. A questa categoria, di cui egli stesso fa parte, Seneca dedi- ca tutte le sue esortazioni. In particolare, gli esercizi spirituali allenano l essere umano a demolire le apparenze ( p. 129 e T15) e a riconoscere la vera natura delle cose, il che diminuisce la loro apparenza terribile o la loro natura di stimoli alle passioni. Per esempio, imparare che la morte solo un evento naturale, comune a tutti gli esseri viventi, ne demolisce l apparenza di evento eccezionale e terrorizzante; ancora, comprendere la natura effimera dei beni materiali ci aiuta a non consumarci nel desiderarne sempre di pi ( T14). Infine, importantissimo distinguere, anche all interno della filosofia stessa, ci che ci utile (tutte le riflessioni con una ricaduta etica) e ci che costituisce al pi un passatempo, quando non un occupazione deleteria (come le argomentazioni puramente teoretiche o le sottigliezze dialettiche fini a s stesse). Il proficiens pu essere agli inizi, oppure pi o meno avanzato nel progredire, dunque gli esercizi si differenziano e si complicano in funzione del livello raggiun- to, che peraltro non lineare e costante, ma conosce arresti e retrocessioni; alcuni sono pi portati per la filosofia, altri hanno pi difficolt a elevarsi spiritualmente. L opera senecana, dunque, presenta un mondo suddiviso in due categorie (il saggio e gli stolti), ma si rivolge a una terza categoria di persone (i proficientes), nei confronti della quale l autore manifesta l atteggiamento del docente attento e comprensivo, ma anche esigente. Il destino e la morte Il fato Il destino, per uno stoico, espressione del logos, un principio razionale che governa l universo nel miglior modo possibile: a tal fine, trascura il benessere del singolo a favore di una prospettiva collettiva. L esistenza degli esseri umani governata dal fato, che assegna beni e mali del tutto indipendentemente dalla loro volont : ci che riescono a percepire il suo apparire quotidiano sotto forma di fortuna ( sorte ), ossia quell insieme capriccioso ed effimero di eventi che compone la nostra vita, e che comporta sempre, alla fine, la morte. 69