L autore Seneca L ira, il vizio tipico del tiranno, oggetto di grande attenzione da parte del filosofo fino al 55 d.C. circa (De constantia sapientis, De ira, De clementia), ma scompare poi quasi del tutto dai suoi testi, forse per evitare di irritare Nerone, dando l impressione di formulare un giudizio negativo sul suo operato; d altra parte nei suoi ultimi anni Seneca bersaglia vizi che, a leggere gli storiografi (per esempio Svetonio), caratterizzavano proprio il principe, oltre alla sua corte. Il filosofo sposta dunque il bersaglio polemico dal piano politico, direttamente implicato nel caso dell ira, a quello moralistico. Altra passione peculiare l inertia ( accidia ), definita come inattivit o ritiro dalla vita politica: questo viene giustificato solo se dedicato interamente alla speculazione filosofico-morale, che in questo caso viene definita otium ( T12); in tutti gli altri casi, questa scelta di vita, connotata come tipicamente epicurea, viene criticata come fuga dalla vita civile, ripiego verso un esistenza animalesca e soggetta solo ai piaceri del ventre. importante sottolineare come tutti i vizi bersagliati da Seneca siano vizi socia- li : la loro gravit , cio , viene valutata non tanto in s , quanto per le sue ricadute sul tessuto sociale e per le sue conseguenze sugli altri. I TEMI DI SENECA virt e saggezza il mondo diviso tra saggi e stolti e solo i primi possono ambire alla vera felicit perch vivono secondo ragione destino e morte non si pu sfuggire al fato, che espressione del principio razionale che governa il mondo, n al destino di morte proprio dell essere umano importanza del tempo il tempo non va sprecato, bisogna vivere al meglio il momento presente passioni vizi e passioni sono limiti alla serenit e deviazioni dalla ragione, per questo vanno domati 9. Lo stile Uno stile decostruito «Sabbia senza calce» la definizione che l imperatore Caligola d dello stile senecano: rispetto al periodare di Cicerone, basato su parallelismi e bilanciate corrispondenze, quello di Seneca si frantuma in sentenze, chiasmi, antitesi, paradossi, ricerca continuamente la sorpresa, l inaspettato, anche a costo di qualche asprezza sintattica. I tratti salienti del suo stile sono la sentenza e l antitesi*. La sentenza ( p. 152) la chiusa a sorpresa di un ragionamento, una frase breve e paradossale nel significato, in genere posta a conclusione di un discorso, formalmente giocata su espedienti retorici che fanno assumere a un termine di uso comune significati nuovi e imprevisti, oppure rovesciano una prospettiva ben nota in una completamente inaspettata. Alcuni esempi dalle Epistole: «Chi si sa adattare alla povert ricco» (4, 11); «Nessuno infelice solo per i mali presenti» (5, 9), «Alcuni smettono di vivere prima ancora di cominciare» (23, 9); «Per non temere mai la mor- STILE caratterizzato dalle sentenze e dalle antitesi Nei dialoghi e nei trattati piano e argomentativo Nelle lettere pi libero e vario Le tragedie risentono del gusto per l effetto retorico e per i dettagli macabri te, pensala sempre» (30, 18). 73