L ETÀ GIULIO-CLAUDIA parole che non muoiono Seneca Vindica te tibi Imperare sibi maximum imperium est «Rivendica te a te stesso» «Comandare a s stessi la pi grande forma di comando» In questa frase, tratta dalla prima delle Epistole a Lucilio (1, 1), Seneca utilizza una formula giuridica (vindicare) per esortare l amico e dunque i lettori a riappropriarsi del controllo su s stessi. L espressione nota ancora oggi con questo significato e si lega all idea di dover essere padroni del proprio tempo, senza sprecarlo in modo futile, ma vivendo con consapevolezza. Questa frase, tratta dalle Epistole a Lucilio (113, 30), esprime un concetto molto diffuso nel mondo antico: prima di saper comandare agli altri bisogna saper comandare a s stessi e vincere le proprie passioni. L idea ha molta fortuna nella cultura giudaico-cristiana e in quella islamica, nonch nella letteratura fino ai giorni nostri. Quomodo fabula, sic vita: non quam diu, sed quam bene acta sit, refert «Come una rappresentazione teatrale, cos la vita: non importa quanto a lungo, ma quanto bene sia stata recitata» L idea che ci che conta non sia la lunghezza della vita, ma il modo in cui stata vissuta molto diffusa nel pensiero romano ed espressa da Seneca (Epistole a Lucilio 77, 20) con un paragone tradizionale: quello con la fabula, nel senso di rappresentazione teatrale . Il concetto presente anche nel pensiero cristiano per esempio in Ambrogio (339/340-397 d.C.) e Agostino (354-430 d.C.) ed ancora ben noto al mondo contemporaneo. Soleo enim et in aliena castra transire, non tamquam transfuga, sed tamquam explorator «Sono solito, infatti, anche attraversare gli accampamenti altrui, non come un disertore, ma come un esploratore» Con questa espressione della seconda delle Epistole a Lucilio (2, 5) Seneca spiega la necessit di attingere anche alle visioni del mondo diverse dalla propria, come quella del filosofo Epicuro (IV-III secolo a.C.), per affrontare le difficolt della vita. La frase e il paragone militare riflettono ancora oggi l idea che si possa attingere anche a pensieri lontani dai propri, se di chiara autorevolezza e valore. Ducunt volentem fata, nolentem trahunt «I fati conducono chi consenziente, trascinano chi non lo » Seneca (Epistole a Lucilio 107, 11) riprende questa espressione dal famoso Inno a Zeus del filosofo stoico greco Cleante (IV-III secolo a.C.). Il concetto, fondamentale per il pensiero senecano, presente nelle sentenze medievali e nella letteratura successiva, fino ai giorni nostri, per indicare l ineluttabilit della sorte. Peter Paul Rubens, Seneca morente, 1614 ca. Collezione privata. 78