Il colonialismo è stato uno dei fenomeni più violenti e distruttivi della storia dell'umanità. Anche se i suoi antecedenti risalgono alla Grecia antica, esso ha assunto la fisionomia compiuta di un sistema di relazioni di dominio politico-economico di alcuni popoli e nazioni su altri in seguito alla conquista del continente americano da parte degli spagnoli, e ha raggiunto il suo apice a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. La Conferenza di Berlino del 1884 ha rappresentato una tappa cruciale di questa traiettoria e ha aperto la strada alla spartizione dell'Africa tra le principali potenze europee. Durante il XV e XVI secolo, l'impresa coloniale è stata dominata dalla Spagna e dal Portogallo, quindi sono subentrati l'Inghilterra, l'Olanda, la Francia, il Giappone e gli Stati Uniti. Anche l'Italia, soprattutto durante il fascismo, ha condotto delle guerre coloniali in Libia (Tripolitania e Cirenaica), nel Corno d'Africa (Eritrea, Somalia e Abissinia) e in Grecia (isole del Dodecaneso). Per sconfiggere la resistenza dell'attuale Etiopia (all'epoca Abissinia), il nostro paese è arrivato persino a usare armi chimiche, con esiti devastanti: solo tra il 9 e l'11 aprile 1939 furono uccise più di 800 persone, che si erano rifugiate nella grotta di Debra Brehan, a cento chilometri da Addis Abeba. Il colonialismo è stato alimentato da una concezione distorta che attribuiva all'Europa, presunta superiore e sviluppata, la missione storica di esportare la civiltà presso i popoli considerati primitivi. In realtà, questa legittimazione ha reso possibile l'accaparramento delle risorse naturali e lo sfruttamento dei conquistati. Nei paesi colonizzati, la scuola ha avuto un ruolo di primo piano nella propagazione di questa ideologia, determinandone il successo e la persistenza sul piano culturale, con la conseguenza che l'ideologia coloniale ha finito con l'essere interiorizzata dagli stessi dominati. Le lotte di decolonizzazione, che in alcuni paesi – come il Mozambico e l'Angola – si sono concluse poco più di quarant'anni fa, hanno posto fine al colonialismo, ma le sue dinamiche di soggezione continuano a essere perpetuate, attraverso forme più mascherate di neocolonialismo.

Lavoriamo INSIEME
Attualmente il land grabbing (letteralmente "accaparramento delle terre") viene considerato una delle espressioni più allarmanti di neocolonialismo ai danni delle popolazioni del Sud del mondo, poiché mette a rischio la loro possibilità di garantirsi l'approvvigionamento alimentare. Approfondisci questo fenomeno con una ricerca e discutine in classe con i compagni.